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Omicidi, sparizioni forzate, detenzioni arbitrarie, repressione poliziesca e taglio dei finanziamenti. Sono molti i modi in cui accademici e studenti, in tutto il mondo, finiscono nel mirino di autorità statali e gruppi di potere. Radiografia di un pericolo globale

In Egitto c’è più libertà che in ogni altro Paese europeo». Così il vice presidente del Parlamento egiziano, Soliman Wahdan, si è difeso in tv dalle accuse sul caso Zaky mosse dal presidente dell’Europarlamento David Sassoli. Patrick Zaky, 27 anni, attivista per i diritti umani egiziano e studente a Bologna, era tornato in Egitto per una vacanza regalata dalla sua famiglia. Giunto all’aeroporto del Cairo è stato immediatamente fermato con varie accuse, incarcerato e poi torturato dalle forze di sicurezza, come denunciato dal suo avvocato e dalla sua famiglia. Zaky studia questioni di genere, si occupa di ricerca sociale, e lo fa in modo partigiano, prendendo posizione anche pubblicamente a difesa delle minoranze oppresse in Egitto. Per questo il regime di al-Sisi lo considera un pericolo.

Proprio come avvenne con Giulio Regeni, dottorando a Cambridge ucciso quattro anni fa nella capitale egiziana. Giulio nel 2016 vi si recò per una tesi sulle associazioni sindacali locali. Per questo fu sequestrato, torturato ed ucciso. Ferma restando la speranza che non si concludano allo stesso modo, tra i due casi ci sono evidenti analogie (come racconta Sabrina Certomà in questa storia di copertina). Dopo tutto questo tempo, la collaborazione con la magistratura egiziana per fare luce sulla morte del ricercatore di Fiumicello è ferma. Le autorità del Cairo si ostinano a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, eseguito e coperto l’operazione criminale.

«In Egitto c’è libertà di parola, ma non libertà dopo la parola», recita con amara ironia un motto diffuso tra gli attivisti politici egiziani, che suona come la miglior replica al vice presidente Wahdan. Ma l’Egitto, sia chiaro, non è certo l’unico Paese in cui lottare per la conoscenza significa rischiare la vita.
In un anno, tra settembre 2018 ed agosto 2019, si sono registrati 324 attacchi nei confronti di realtà di istruzione superiore come atenei ed istituti di ricerca. Tra cui si possono annoverare uccisioni, violenze e sparizioni (97 casi), detenzioni arbitrarie (87), procedimenti giudiziari illegittimi (70), dimissioni forzate (22), restrizioni alla libertà di movimento (11), e non solo…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 21 febbraio

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