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Gli effetti del sistema coloniale israeliano non si conoscono a fondo. A far luce ora ci pensa il film Dietro i fronti. Resistenza e resilienza in Palestina di Alexandra Dols, in arrivo in Italia. Un lavoro basato sul libro della psichiatra e scrittrice palestinese Samah Jabr

Vivere un’intera vita senza libertà turba l’anima, il corpo e la psiche. Se accade a un popolo intero e se quell’assenza di libertà si fa strutturale e transgenerazionale, se dura per oltre sette decenni, a risentirne è l’identità culturale, il corpo sociale e la forma mentis collettiva.
L’alienazione del singolo si fa alienazione collettiva, di popolo. È questo il cuore del lavoro che da anni Samah Jabr, medico palestinese, porta avanti. Psichiatra e scrittrice, Samah ha iniziato a raccogliere i suoi pensieri, le sue impressioni e le storie dei suoi pazienti nel 2003, in piena Seconda Intifada, a un anno dall’operazione militare con cui Israele bombardò e mise sotto coprifuoco le principali città della Cisgiordania.

Il libro in cui la dottoressa Jabr ha raccolto il suo lavoro, Dietro i fronti. Cronache di una psichiatra (ed. Sensibili alle foglie, 2019), è diventato un documentario. A realizzarlo la regista Alexandra Dols. Dietro i fronti. Resistenza e resilienza in Palestina, diffuso dalla piattaforma Movieday, sarà presentato in Italia in anteprima nazionale probabilmente a maggio (la presentazione del 2 marzo è stata rinviata per l’emergenza sanitaria ndr) al Multisala Barberini di Roma, sarà poi proiettato al Cinema Lux di Torino, al Beltrade di Milano e al Cinema La Compagnia di Firenze.

Protagonista è Samah, i suoi racconti il filo conduttore del film, arricchito dalle testimonianze di persone portatrici ognuno di un pezzo di identità palestinese: il sociologo El-Sakka Abaher; l’arcivescovo greco-ortodosso Atallah Hanna; l’attivista e panettiere Sheikh Khodor Adnan; la rifugiata gerusalemita Deema Zalloum, la co-direttrice di Aswat, gruppo femminista e Lgbtq+, Ghadir Shafie; e l’ex prigioniera politica Rula Abu Diho.
Sullo sfondo c’è la Palestina dei checkpoint e dei lavoratori in fila di notte per ore per andare oltre il Muro a lavorare a giornata, quella della festa per la liberazione di un prigioniero politico e quella delle manifestazioni contro l’occupazione, c’è la Palestina della…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 28 febbraio

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