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Invece di chiedere a Bruxelles un Consiglio straordinario per gestire l’emergenza, il governo Mitsotakis, il cui partito Nuova democrazia è imbottito di neofascisti di Alba dorata, oppone i corpi speciali ai profughi che tentano di passare il confine con la Turchia

Una delle prime mosse fatte dal governo di destra di Kyriakos Mitsotakis dopo la vittoria elettorale dello scorso luglio è stata l’abolizione del ministero dell’Immigrazione, fondato dall’ex premier di sinistra Alexis Tsipras di fronte alla terribile ondata del 2016. Dopo pochi mesi, e dopo una girandola di ben quattro ministeri e ben sei ministri che avrebbero dovuto occuparsene, nel gennaio scorso il premier ha ripristinato il dicastero degli immigrati.

In un Paese normale sarebbe stato un importante passo in avanti. Ma non nella Grecia di Mitsotakis. A capo del nuovo ministero è stato posto Notis Mitarakis, un economista con nessuna esperienza politica. Il primo problema che si è trovato di fronte è la vergogna del campo di raccolta di Moria, a Lesbo, dove più di 15mila persone vivono da anni in tende. Tsipras aveva tentato di spostarli nella Grecia continentale ma l’accordo tra l’Ue ed Erdoğan lo vietava.

Neanche ora che l’accordo è crollato Mitsotakis può spostarli dalle isole: i presidenti di regione, tutti aderenti al suo partito Nuova democrazia, non glielo permettono. Ed ecco l’idea brillante: costruire campi chiusi nelle isole stesse. Ed ecco un decreto legge a effetto immediato che imponeva la confisca immediata di terreni e immobili.

Le tre isole maggiormente colpite, Lesbo, Chios e Samos, si sono ribellate. Al grido “ridateci…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 6 marzo 

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