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Rileggere oggi “La peste” di Camus, e magari tutta la sua opera, significa profilassi umana e culturale per comprendere come il destino dell’uomo sia in mano soltanto alla continua lotta o rivolta “etica” di tutti gli uomini e donne

«È ragionevole descrivere una sorta d’imprigionamento per mezzo d’un altro quanto descrivere qualsiasi cosa che esiste realmente per mezzo d’un’altra che non esiste affatto». Questa frase di Daniel Defoe è l’epigrafe scelta da Albert Camus per il suo La peste, tornato prepotentemente alla ribalta con l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus. Emergenza che rischia di determinare situazioni drammatiche in grado di richiamare, in più aspetti, gli stessi scenari spettrali architettati a metà degli anni Quaranta dallo scrittore algerino che non scomodiamo certo a fini di profilassi medica. La rilettura di un classico, infatti, indipendentemente dall’argomento trattato, offre sempre una visione della realtà sotto prospettive nuove e diverse e, allo stesso tempo, mette alla prova l’attualità del romanzo e la sua rispondenza all’assunto per cui un’opera si dice tale proprio per la forza con cui, attraverso il particolare descritto, è in grado di parlare di qualcos’altro.

Tutti d’accordo che la peste raccontata da Camus nel suo secondo romanzo, pubblicato da Gallimard nel ’47, non sia semplicemente una malattia epidemica. Rappresenta forse il Male? Decisamente no. Albert Camus non crede alla bugia dell’essere umano con il Male dentro, il Male con la maiuscola. «…ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare». La peste è sempre stata letta come metafora della Seconda guerra mondiale, sciagura che travolge l’Europa a ventidue anni di distanza dallo scoppio del primo conflitto capace di rendere orfana di padre, soprattutto nell’Algeria francese, gran parte della generazione di Camus. Ciò perché come dice l’autore stesso: «il bacillo della peste non muore né scompare mai…».

Nell’agosto del ’42, egli annota su I taccuini: «Peste. Impossibile arrivare alla fine. Troppi “imprevisti” stavolta nella redazione. Bisogna rimanere strettamente aderenti all’idea. Lo Straniero descrive la nudità dell’uomo davanti all’assurdo. La peste la equivalenza profonda dei…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 13 marzo 

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