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L’irregolarità, che raramente è scelta ed è quasi sempre una costrizione, porta spesso a vivere in ambienti insalubri e di fortuna, condivisi con altre persone e questo significa essere tanto esposti quanto divenire canali di contagio per il coronavirus

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Una sanatoria per tutte le donne e gli uomini provenienti da paesi extra UE e prive di titoli di soggiorno presenti sul territorio nazionale. È la proposta lanciata da Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, Progetto Melting Pot Europa, Medicina Democratica e merita attenzione, non solo perché in poche ore vi hanno aderito numerose associazioni, forze sociali e politiche impegnate sui temi dell’immigrazione.Facendo riferimento allo scenario complessivo, in un appello lanciato il 20 marzo, i promotori affermano: «È scomparsa dal dibattito pubblico, semmai ci fosse entrata, la discussione, pur ancora allo stato embrionale, sulla possibilità per il governo di emanare un provvedimento di sanatoria dei migranti che soggiornano irregolarmente nel nostro Paese, tema oggetto dell’Ordine del giorno votato il 23 dicembre 2019 alla Camera dei Deputati in sede di approvazione della legge di bilancio e ribadito dalla ministra dell’Interno Lamorgese il successivo 15 gennaio 2020. Il tema, però non può essere accantonato e rimandato a tempi migliori, anzi diventa ancor più rilevante e urgente nella contingenza che ci troviamo ad attraversare».

Alla fine del 2018 si stimava in una cifra variabile fra i 400 mila e i 600 mila il numero degli “irregolari”, di questi in molti lavorano, soprattutto al nero, alcuni anche contrattualizzati. Una cifra in crescita non a causa di nuovi arrivi quanto per le disposizioni che cancellano la protezione umanitaria per molte persone giunte a cui è stato negato l’asilo; la chiusura delle frontiere, nata non certo con le dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen, non fa che confermare l’inadeguatezza della gestione delle politiche migratorie in Europa e a maggior ragione in Italia. «Nel nostro Paese – riprende l’appello – alla endemica mancanza di canali regolari e continuativi di ingresso (il sostanziale azzeramento delle pur insufficienti opportunità offerte dai flussi annuali e l’abolizione della figura dello sponsor hanno di fatto blindato le frontiere) e di qualsiasi forma di regolarizzazione a regime per chi già si trovi nel territorio italiano, si devono aggiungere la riclandestinizzazione operata dalla legge Bossi-Fini (in conseguenza del rapporto inscindibile tra disponibilità di un lavoro e permesso di soggiorno) e gli effetti della controriforma salviniana, che ha abrogato le norme che consentivano il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari ai richiedenti asilo».

Ovviamente e per mille ragioni: etiche, di diritto internazionale, per l’indisponibilità dei paesi di provenienza a riaccogliere e da ultimo anche per i costi, la questione non può essere risolta con la logica tanto decantata, nel centro sinistra come nel centro destra, dei rimpatri. La proposta che quindi viene avanzata è quella di una sanatoria generalizzata, che abbia come unici requisiti il dato fattuale della presenza in Italia e « la previsione per il futuro di una regolarizzazione individuale a regime che consenta di ottenere il permesso di soggiorno allo straniero, che ne sia sprovvisto e che presenti determinati requisiti (solo a titolo esemplificativo: un’offerta di lavoro, condizioni personali di vulnerabilità, uno sponsor che si faccia carico dell’ospitalità e del mantenimento, ecc.)». Ed è significativo ora questo appello perché alle già buone ragioni esposte si aggiunge il fatto che per tutelare la salute collettiva, compresa quella dei sans papier, è necessario garantire un accesso per tutte e tutti alla sanità pubblica. Chi è irregolare non può essere iscritto al SSN, non può avere un medico di base ma soltanto esigere le prestazioni sanitarie urgenti e quindi si ritrova ad affollare i posti di pronto soccorso con tutte le problematiche che questo determina.

L’irregolarità, che raramente è scelta ed è quasi sempre una costrizione, porta spesso a vivere in ambienti insalubri e di fortuna, condivisi con altre persone e questo significa essere tanto esposti quanto divenire canali di contagio per il coronavirus. Nell’appello si utilizza giustamente il termine “agganciare” riferendosi ai tanti invisibili per garantire pienezza di diritti “quantomeno di quelli che il sistema riconosce come diritti universali, in primis quelli alla salute e a un’esistenza degna”. (Per aderire collettivamente o individualmente è necessario inviare una mail a [email protected]). Interessanti le osservazioni apportate all’appello da Sergio Bontempelli, oltre che nostro collaboratore, esponente dell’associazione Diritti e Frontiere (ADIF) che ha sottoscritto l’appello. Una eventuale sanatoria è ma non risolverebbe i problemi posti dal coronavirus. La procedura di regolarizzazione richiederebbe infatti la presentazione delle domande da parte dei migranti, la valutazione dei fascicoli da parte delle Questure e il successivo rilascio del permesso di soggiorno: operazioni difficilmente eseguibili in tempo di epidemia (come gestire le file per il rilascio dei permessi, ad esempio, visto che la consegna materiale del documento non può essere informatizzata?), e che in ogni caso richiederebbero mesi per essere concluse.

Ciò non significa che sia sbagliato chiedere la regolarizzazione: ma che dobbiamo accompagnare questa richiesta con altre proposte che tengano conto della straordinarietà e dell’urgenza della situazione. In concreto, il Governo potrebbe emanare un decreto urgente che sospenda il legame tra permesso di soggiorno e accesso a determinati diritti e servizi. Si potrebbe pensare ad esempio alla sospensione temporanea della validità di alcune norme del Testo Unico, come l’art. 34 comma 1 (accesso al Servizio Sanitario Nazionale per gli stranieri regolarmente soggiornanti), l’art. 40 (accesso agli alloggi sociali e di emergenza abitativa, sempre per gli stranieri regolari) e l’art. 41 (accesso alle prestazioni del servizio sociale riservato ai titolari di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno).

In via provvisoria, si dovrebbero garantire tutti questi servizi (sanità, alloggio, provvidenze sociali ecc.) alle persone presenti a qualsiasi titolo in Italia, indipendentemente dalla titolarità di un permesso di soggiorno e dalla residenza anagrafica. La segnalazione della presenza in Italia, effettuata dalle autorità di polizia, da quelle sanitarie o dai servizi sociali potrebbe poi valere come richiesta di emersione nell’ipotetica sanatoria». A chi, da “destra” ha ormai connaturata l’equazione fra xenofobia e ricerca del consenso, tali proposte non risulterebbero pragmatiche e utili a tutti, difficilmente farebbero cambiare opinione. Ma nel tessuto democratico che nel Paese resiste e in quelle istituzioni che stanno anche mostrando buon senso, di fronte ad una emergenza vera, non falsa come quella in nome di cui si voleva lasciare in mare naufraghi, beh non è detto che non si possano avanzare che proposte come queste di puro buon senso. Che qualcuno le faccia proprie.

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