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Dopo trent’anni Bob Geldof torna in studio coi suoi Boomtown Rats. In uscita un album, una biografia e un documentario. «Ora che di nuovo il mondo sta andando a sbattere – dice a Left il padre dei Live aid – abbiamo sentito il bisogno di far sentire ancora la nostra voce»

Il 13 marzo, dopo trentasei anni di inattività, è uscito un nuovo album dei Boomtown Rats, storica band irlandese capitanata dal leggendario Bob Geldof, divenuto famoso oltre che per essere cantante della band anche e soprattutto per essere stato il protagonista del film The wall dei Pink Floyd e aver organizzato gli ormai mitici concerti di beneficenza Live aid e Live 8.

L’album Citizens of Boomtown è accompagnato dall’uscita di una biografia Tales of Boomtown Glory e da un bellissimo documentario di Billy McGrath che traccia la storia della band e di Bob Geldof con testimonianze speciali, tra le altre, di Bono, Sting, Sinead O’Connor e Dave Stewart.

Il documentario si concentra molto sulla critica svolta dai Boomtown Rats alla società irlandese negli anni 70 e 80 e in particolare sul ruolo importante svolto dall’attivismo del suo frontman nel mettere a nudo la chiusura delle classi dirigenti e soprattutto della Chiesa cattolica irlandesi. Proprio dall’Irlanda siamo partiti nella chiacchierata con Bob Geldof.

Dopo trentasei anni di silenzio decidete di tornare con un album in un momento in cui la situazione politica irlandese è in profonda evoluzione: questo ha avuto a che fare con la vostra decisione di tornare in studio?
In realtà no, da quarant’anni mi sento a casa in Inghilterra, non vivo più in Irlanda anche se la visito spesso perché ho lì una parte della famiglia. In verità fino a pochissimo tempo fa la politica irlandese è cambiata molto poco. Certo recentemente si è registrato l’exploit del Sinn féin, il braccio politico dell’Ira. Personalmente penso che il Sinn féin sia battezzato nel sangue, ma le giovani generazioni non ricordano questo aspetto e riconosco che al momento sia un legittimo partito democratico. E capisco anche perché i più giovani vogliano votare per un partito che sia al di fuori dell’establishment politico degli ultimi decenni: vogliono cambiamenti profondi nella società.

I Boomtown Rats nascono anche, e forse soprattutto, per cambiare la società non è così?
Certo! Negli anni…

L’intervista prosegue su Left in edicola dal 27 marzo 

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