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Il decreto Cura Italia è insufficiente e parziale. Serve un piano contro il rischio povertà. Il reddito di cittadinanza va ristrutturato potenziandone la spinta egualitaria e togliendo il principio di condizionalità

Gli effetti devastanti della più grave epidemia dal secondo dopoguerra riguardano sia la salute pubblica, sia l’economia. Degli aspetti sanitari si parla, comprensibilmente, da quasi due mesi, mentre solo di recente sono state sviluppate riflessioni sulle ripercussioni economiche e occupazionali della diffusione della crisi.
Gli oltre 5mila deceduti per complicazioni connesse alla malattia Covid-19 costituiscono una tragedia, anche tenendo conto del numero contenuto rispetto ad altre morti (quali quelle da inquinamento atmosferico, circa 50mila all’anno secondo varie fonti attendibili, oppure quelle da fumo, circa 70mila all’anno secondo il ministero della Salute). In questo momento è impossibile prevedere il bilancio finale delle vittime, ma il rischio di mortalità – soprattutto tra le persone anziane – è molto elevato.

Anche l’economia italiana ne risentirà in modo molto significativo: le stime sono molto diverse tra loro (anche perché nessuno è in grado di prevedere quanto durerà l’emergenza), ma è prevista dai più una contrazione del Pil di diversi punti percentuali per almeno un paio di trimestri. Ciò che fino a questo momento è stato in parte trascurato è l’impatto della crisi connessa al nuovo coronavirus sul lavoro – in particolare sulle lavoratrici e sui lavoratori precari e sugli autonomi – e sulle categorie ancora più deboli: gli immigrati irregolari (o con permesso di soggiorno ma che non trovano un lavoro, e quindi spesso facevano l’elemosina ai lati delle strade, ormai deserte) e i senzatetto.

Il decreto legge Cura Italia del 17 marzo cerca di affrontare parzialmente il problema ma è di tutta evidenza che l’approccio emergenziale che lo contraddistingue lo rende già da rivedere a pochi giorni dalla sua approvazione. E non solo perché, come evidenziato da più parti (incluso il governo), sono sottostimate le coperture necessarie per dare un po’ di respiro a diversi milioni di lavoratori – secondo il ministro del Lavoro Catalfo, 14 milioni -, ma soprattutto perché non si considerano gli effetti di medio periodo dell’emergenza sanitaria.
Pare ormai assodato che l’emergenza durerà ancora diversi mesi, con ogni probabilità si tornerà…

Marco Almagisti e Paolo Graziano sono docenti presso l’Università di Padova

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 27 marzo 

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