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La politica saprà prima o poi spiegare qual è il mondo nuovo che li aspetta quando la pandemia sarà passata?

I bambini sono scomparsi dai decreti. Pedagogisti, esperti, genitori hanno lanciato l’allarme. Forse il giudizio è sommario e ingeneroso. Occuparsi delle persone, della salute e delle loro condizioni materiali vuol dire proteggere anche i più piccoli. Non c’è dubbio che quando è scoppiato l’incendio, abbiamo avvolto i bambini nelle coperte e li abbiamo portati in salvo. Ma non siamo ancora riusciti a spiegare loro perché è successo. E qual è il mondo nuovo che li aspetta.

Fino a ieri le giornate passavano dentro una dimensione comunitaria, parte integrante delle loro vite. Una condizione innaturale, se ci pensiamo, perché fondata su un patto sociale di reciproca fiducia tra famiglie e istituzioni scolastiche, quindi lo Stato: i bambini che “abbandonano”, ogni giorno, la casa degli affetti per ritrovare uno spazio comune di crescita collettiva. Il rito di un cordone ombelicale che si taglia quotidianamente davanti al portone di una scuola. Da un giorno all’altro (e non in senso metaforico) quella dimensione non c’è più. Sarà così per chissà quanto tempo. E il cambiamento così repentino di ciò che ci è caduto addosso non può giustificare, a questo punto, alcun ritardo nel porre la giusta attenzione ai più piccoli.

Parlo innanzitutto delle questioni materiali che per i…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 3 aprile 

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