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Luci e ombre sul governatore dello Stato di New York epicentro della pandemia negli Usa. Cuomo da un lato emerge sulla scena politica fino a offuscare almeno per il momento i due candidati Dem alle presidenziali (Biden e Sanders), attaccando giustamente la Casa Bianca e Trump per il numero irrisorio di respiratori ricevuti. Dall’altro, va detto che l’emergenza sanitaria è dovuta anche alle sue scelte politiche

Ci sono due diverse emergenze coronavirus negli Stati Uniti: quella degli Stati “blu” governati dai democratici, soprattutto sulle coste, e quella degli Stati “rossi” dei repubblicani ultraconservatori dove la crisi sembra proprio non esserci, come scrive molto efficacemente The Atlantic. Due governatori possono essere considerati l’emblema dei due casi appena presentati: Brian Kemp, ultraconservatore della Georgia, che ha ordinato ai suoi cittadini di stare a casa solo pochi giorni fa, affermando che la scoperta di una trasmissione del virus tramite pazienti asintomatici era avvenuta solo di recente. Una notizia falsa, che si è guadagnata una pagina nella sezione che smentisce le fake news del sito della Cnn. L’altro è il vero protagonista dell’emergenza Covid-19 negli Usa, il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo. Attacchi frontali alla Casa Bianca, continue richieste di aiuti federali, siparietti comici tra lui e il fratello Chris, anchorman della Cnn attualmente positivo al Covid-19 in autoisolamento nello scantinato della propria abitazione: ci troviamo di fronte a quella che potremmo definire una «Cuomo narration», la favola rassicurante del governatore che ha tutto sotto controllo, o che comunque si impegna al massimo per i suoi cittadini. Una storia di cui i nordamericani hanno bisogno, vista la situazione in cui si trovano.

Mentre il sindaco di New York Bill De Blasio chiede ai suoi cittadini di coprirsi il viso con quello che hanno per prevenire il contagio, il presidente Trump commenta che lui non seguirà le raccomandazioni del Cdc di indossare la mascherina quando si esce perché lui si sente bene e sono, appunto, solo raccomandazioni. In questa spaccatura, una figura come quella di Cuomo è quanto di meglio il Partito democratico possa offrire per emergere come attore positivo in questa crisi. Non bisogna dimenticare che il 2020 è anche l’anno in cui gli statunitensi sono chiamati a scegliere il presidente che li porterà fuori dalle conseguenze di questa incredibile emergenza sanitaria.

Mentre Donald Trump continua ad essere semplicemente se stesso, calcando semmai di più i caratteri più estremi della sua personalità, i cavalli in corsa per i Dem sono rimasti due, Joe Biden e Bernie Sanders. Il senatore socialista del Vermont era partito con uno sprint che aveva fatto ben sperare i suoi (soprattutto giovani) sostenitori, ma dopo alcuni risultati deludenti alle primarie la sua figura è stata oscurata al punto di arrivare alla decisione di sospendere i finanziamenti agli annunci pubblicitari per la campagna elettorale e invitare i suoi supporter a donare piuttosto alle raccolte fondi per fronteggiare l’emergenza Covid-19. Il frontrunner del partito è quindi Joe Biden, l’ex vicepresidente di Barack Obama che però non riesce a conquistare fino in fondo l’elettorato democratico. Eppure le sta provando tutte: conferenze stampa da casa in cui rassicura la popolazione, un podcast «del caminetto», Here’s the deal, in cui parla rilassatamente con i suoi elettori per cercare di mantenere un filo, cercando di essere un Franklin Delano Roosevelt dei nostri tempi. D’altronde la campagna elettorale di queste presidenziali ha preso una piega che nessuno poteva prevedere, con le misure necessarie di social distancing in atto in tutto il mondo che impediscono di riunirsi per comizi, eventi di raccolta fondi e spesso anche per votare.

In tutto questo caos, accentuato dallo spostamento della convention di partito in cui verrà nominato il candidato ufficiale, rimandata da luglio ad agosto non si sa con quale formula, Andrew Cuomo è emerso come un everyday normal guy italoamericano che cerca di fare del suo meglio per fronteggiare una crisi più grande di tutti noi. Ma, purtroppo, c’è un problema. Mentre si moltiplicano gli articoli in suo favore e gli endorsement anche di chi aveva votato contro di lui nel 2018 (sfidato dall’attrice e attivista omosessuale Cynthia Nixon, famosa per il suo ruolo in Sex and the City), una velo parecchio spesso sembra essere sceso sul passato del governatore di New York. Il firmatario della Matilda’s Law, la legge con evidenti ispirazioni sandersiane che disciplina l’emergenza nel suo Stato a cui ha dato il nome della madre di cui si litiga l’affetto in diretta televisiva con il fratello Chris, ha dei precedenti di grossi tagli alla sanità newyorkese. Come scrive The Nation, più di 6 milioni di cittadini dello Stato di New York contano sul Medicaid, una delle forme di sanità pubblica attualmente esistenti negli Usa riservata ai più bisognosi, mentre il 4,7% della popolazione non ha l’assicurazione sanitaria. Medicaid è un programma gestito a livello federale, ma metà delle spese vengono coperte a livello statale. Per coprire il deficit di 6 miliardi registrato alla fine del 2019 nello Stato di New York, il governatore Cuomo ha creato il Medicaid redesign team, un gruppo di lavoro che si occupa dei tagli previsti al Medicaid per i newyorkesi. La sera Cuomo attacca Washington per il numero irrisorio di respiratori ricevuti, senza ammettere però che se il suo Stato si trova in una situazione di emergenza così nera è dovuto anche alle sue politiche.

Nonostante ciò, Andrew Cuomo resta l’uomo del momento e conquista il favore dei democratici. L’ex ministro per le politiche abitative di Bill Clinton, alla guida dello Stato di New York dal 2011, convince anche perché è la versione Dem dell’uomo solo al governo. Come gestirà l’emergenza Covid-19 segnerà il suo futuro politico, anche se come probabilmente sarà non lo troveremo alla Casa Bianca. Seppur appannato, Joe Biden resiste come probabile candidato alla sfida contro Trump prevista per novembre: la sua sostituzione con Cuomo potrebbe avvenire solo se il partito si trovasse spaccato alla convention di Milwaukee e prendesse la grave decisione di accantonare i risultati delle primarie per proporre lui stesso un candidato. D’altronde Cuomo ha quello che Joe Biden ha dimostrato di non avere in grande quantità, cioè il carisma e la personalità che saranno fondamentali nel momento in cui gli elettori dovranno recarsi alle urne, soprattutto in una situazione speriamo post-emergenziale. La bassa affluenza è uno dei problemi più grandi delle elezioni americani, con pochissimi statunitensi che si recano a scegliere i propri rappresentanti già in condizioni “normali”. Andrew Cuomo ha una grande opportunità: prendere il meglio dalle proposte di Sanders a cui lui stesso si è ispirato e fare della crisi in corso il suo momento di rinascita politica, oppure riconfermarsi come membro dell’establishment democratico restando su una posizione di terza via clintoniana.

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