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Mentre i cittadini con senso di responsabilità continuano a rispettare le regole del lockdown, l’opposizione in Parlamento interrompe Conte con urla e improperi per sputarlo sui social con le solite frasi da propaganda

Volete vedere lo spessore dell’opposizione in Italia nell’anno 2020 mentre una pandemia mondiale sta affossando centinaia di vite ogni giorno? Bene, guardatevi quel minuto e mezzo di fischi, improperi, urla e guaiti che rimbalza su tutti i social, con il presidente del consiglio che viene interrotto durante la sua relazione e con la presidente del Senato Casellati che scampanella cercando di fare tornare un po’ d’ordine.

Se non vi basta potete gustarvi le immagini, sempre dei senatori dell’opposizione, con il telefonino alzato per riprendere Conte e poi sputarlo sui loro social con le solite frasi da propaganda che si trasformano in meme o con qualche video pronto a infiammare gli animi.

Non serve nemmeno parlare di contenuti, non contano nemmeno. L’immagine dei saltimbanchi in Senato di ieri, 21 aprile, rende perfettamente l’idea della classe dirigente contrapposta ai cittadini che con molto senso di responsabilità continuano a rispettare le regole e a preservare se stessi e gli altri in questa situazione di crisi sanitaria. Mettete a confronto la rabbia espressa in Aula dai senatori con la lucida fatica con cui milioni di persone si ritrovano ad affrontare una clausura spesso in condizioni difficili e spesso con molte nubi che si addensano sul futuro.

Non è questione di destra o di sinistra: si tratta di interpretare il proprio ruolo nel Paese. La vera classe dirigente, evidentemente, è quella che viene dipinta come sempre intenta a scappare da droni e polizia mentre i comodi senatori non hanno rispetto né per i morti (ma questa è una costante, purtroppo) ma tantomeno dei vivi che li osservano basiti. Probabilmente dimenticano che saranno poi i vivi a doverli votare.

Fate una cosa: i droni, i posti di blocco e gli elicotteri la prossima volta mandateli contro gli esagitati giusti, quelli in Senato.

Buon mercoledì.

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