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La storia dei musicisti di Grup Yorum morti per le conseguenze dello sciopero della fame di protesta contro il regime di Erdoğan rappresenta la storia di un intero popolo. In lotta per i diritti negati da anni con il carcere e con la censura di qualsiasi forma di libera espressione

A decine si sono radunati la scorsa settimana per dargli l’ultimo saluto: bandiere rosse, pugni alzati, fiori, canti e poi il grido «Ibrahim Gokçek è immortale!» che ha risuonato per il quartiere Gazi di Istanbul, storico fortino della sinistra. Ibrahim, 39 anni, bassista della band Grup Yorum era lì racchiuso in una bara dal peso leggerissimo: il suo corpo privo di vita era arrivato a pesare meno di quaranta chili dopo 323 giorni di sciopero della fame durante i quali aveva rivendicato il diritto a fare la sua musica. Ma la commozione dei tanti amici di Ibrahim si è presto trasformata in paura quando la polizia è intervenuta con cariche e gas lacrimogeni. Assembramento contrario alle disposizioni anti-Covid, diranno le autorità. Ma non ci crederà nessuno. Del resto bastava guardare alla diversità di trattamento delle forze dell’ordine nei confronti degli attivisti di estrema destra che, indisturbati, fino all’ultimo hanno provato a bloccare il convoglio funebre per dare fuoco al cadavere. Perché quel corpo, pur scheletrico, continuava a farsi beffe del regime del presidente turco Erdogan. E l’irrisione deve essere pagata a caro prezzo nella Turchia polarizzata del Sultano dove qualunque diversità va cancellata. «Siamo nati nelle lotte per i diritti e le libertà iniziate in Turchia dal 1980. Abbiamo pubblicato 23 album per riunire cultura popolare e pensiero socialista. Abbiamo cantato i diritti degli oppressi in Anatolia e tutto il mondo», ha scritto Ibrahim al giornale francese l’Humanité a fine aprile con le ultime energie rimastegli.

Un’idea di mondo inaccettabile per il partito di governo Akp del presidente islamista Erdogan che li ha accusati di terrorismo a favore del gruppo armato marxista-leninista Dhkp-C. Un’accusa che il Grup Yorum ha deciso di combattere pagando a caro prezzo: un mese fa, infatti, si era spenta la cantante Helin Bolek dopo 288 giorni di digiuno che l’avevano portata a pesare 33 chili. Il 24 aprile se n’era andato Mustafa Kocak, 297 giorni senza cibo in solidarietà con la band. Avevano meno di 30 anni…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 15 maggio

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