Il reddito di sostegno non può essere garantito solo attraverso l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Va pensato un vero piano di rilancio della produzione perché l’obiettivo deve restare sempre lo stesso: creare lavoro per chi lo ha perso, garantirlo a chi oggi lo vede in pericolo

Quello che stiamo vivendo è un tempo inedito, che resterà nella storia per la sua eccezionalità. Abbiamo affrontato e stiamo ancora affrontando in tutto il pianeta quella che molti hanno definito una guerra, inedita anche questa, sotto forma di pandemia. Una pandemia da Covid-19 che ci ha colti impreparati, in Italia come in molti altri Paesi del mondo e abbiamo assistito alla più grande sospensione delle attività produttive che si possa ricordare. Neanche la guerra, quella combattuta tra popoli, era arrivata a tanto.

E questa straordinarietà ha prodotto conseguenze che lasceranno un segno profondo – in termini di vite umane il prezzo pagato è stato altissimo – anche nel tessuto economico e sociale. Una di queste conseguenze è il ricorso agli ammortizzatori sociali sui quali come Centro studi Lavoro&welfare ci siamo concentrati sistematizzando ed elaborandone alcuni.

Il picco assoluto di Cassa integrazione (Cig), dopo la crisi del 2008, si è registrato nel 2010: quasi 1 miliardo e 200 milioni di ore. Per avere un’idea della gravità della crisi che stiamo vivendo vale la pena concentrarsi sui dati relativi al mese di aprile 2020: le ore sono state 772 milioni. Se questo trend dovesse rimanere fino alla fine dell’anno avremmo, da maggio a dicembre, circa 6 miliardi e 200 milioni di ore, alle quali aggiungere gli 835 milioni di ore dei primi 4 mesi dell’anno: totale, 7 miliardi di ore previste per il 2020. Numeri che fanno paura. Proviamo però a fare esercizio di ottimismo: confidando nel calo di un ricorso alla Cig nei prossimi mesi, abbiamo applicato uno sconto (progressivo) medio del 50% sull’utilizzo delle ore, considerato l’avvio della Fase 2. Risultato, circa 3,5 miliardi di ore totali: 3 volte tanto il picco del 2012. Se così fosse, sarebbe comunque una ecatombe. Questi dati possono essere sovrastimati soltanto a una condizione: che ci sia una ripresa produttiva a razzo, che non è all’orizzonte, oppure un calo drastico nell’utilizzo della Cig: un calo superiore al 50% che abbiamo ipotizzato rispetto al dato registrato nel mese di aprile. In questo scenario, il calo sarebbe dovuto però all’aumento dei licenziamenti e della disoccupazione. Dalla padella alla brace. Proviamo ad applicare…

Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, è presidente dell’Associazione Lavoro&welfare, e componente del Cda di Inail

Larticolo prosegue su Left in edicola dal 5 giugno

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti