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Per una città che ha plasmato la sua identità sui diritti e le libertà negate nel resto della Cina, la veglia del 4 giugno in ricordo del massacro di Tian’anmen ha incarnato l’unicità di Hong Kong e la sintesi di tutti i valori della metropoli

«Essere senza forma, essere come l’acqua». È dallo scorso anno che la filosofia del “Be water” alla base del Jeet Kune Do, la tecnica di arti marziali di Bruce Lee, è diventata un mantra per gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong. «Se metti l’acqua in una tazza, prende la forma della tazza», ammoniva Bruce Lee, nei panni di un insegnante di arti marziali, in una serie tv degli anni 70. «L’acqua può fluire o può scorrere lentamente, può cadere a gocce o può schiantarsi». Quarantasei anni dopo la morte prematura dell’attore, le parole dell’icona del kung fu sono tornate a riecheggiare sui forum e i canali Telegram usati per coordinare le proteste degli ultimi mesi nell’ex-colonia britannica. «I giovani manifestanti di Hong Kong stanno evitando le strategie di occupazioni fisse e immobili del passato, preferendo uno stile di protesta altamente mobile e agile», spiegava già la scorsa estate Antony Dapiran, autore di City on Fire: the fight for Hong Kong. «Un raduno può trasformarsi in una marcia, un corteo può prendere una direzione e poi cambiarla bruscamente, l’obiettivo di una manifestazione può emergere solo durante la stessa protesta».

Mentre i media internazionali descrivevano le paure e lo scoramento che serpeggia tra gli attivisti di Hong Kong, nei giorni scorsi – come un fiume carsico – lo spirito del “Be water” si è di nuovo manifestato. Citando le norme sul contenimento del coronavirus che limitano a un massimo di otto persone i raduni in città, la polizia dell’ex-colonia britannica aveva negato l’autorizzazione alla tradizionale veglia di Victoria Park in occasione dell’anniversario della tragica repressione di piazza Tian’anmen. Sfidando i divieti, l’imponente presenza di polizia e le possibili ripercussioni legali per aver partecipato a un raduno illegale, la sera del 4 giugno i manifestanti hanno però scavalcato le transenne erette intorno a Victoria Park e illuminato con migliaia di candele lo spazio verde chiuso tra gli shopping mall e gli edifici di vetrocemento nel distretto di Causeway Bay.
Veglie in ricordo del massacro di Tian’anmen si sono tenute anche sull’altro lato della baia, a Kowloon e nei Nuovi Territori. Da decenni, la commemorazione a Victoria Park è l’unica celebrazione tollerata sul suolo cinese in memoria delle centinaia, o forse migliaia, di vittime del bagno di sangue che si consumò per le strade di Pechino la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989: quando…

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