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Il razzismo endemico, la paura quotidiana dei neri di finire nel mirino della polizia senza motivo, l’ultimo rap che estetizza lo stile di vita delle gang. E la sana rivolta. L’autore di “Americana” Luca Briasco racconta gli scrittori che aiutano a capire i mutamenti in atto

L’assassinio di George Floyd è tutt’altro che un caso isolato, purtroppo. Dopo la sua morte è emersa la vicenda di un altro afroamericano, Maurice Gordon, ucciso dalla polizia nel New Jersey. E ancora: Il 23 febbraio a Brunswick, in Georgia, il venticinquenne Ahmaud Arbery è uscito per fare jogging; vederlo correre ha fatto scattare il grilletto a un poliziotto, bianco, in pensione che l’ha ucciso con la complicità del proprio figlio. La violenza della polizia e la discriminazione della minoranza afroamericana sono un fatto drammaticamente endemico negli Usa. «Sarebbe un errore pensare che accada solo sotto la presidenza Trump», avverte lo scrittore, editor e traduttore Luca Briasco, autore di Americana. Libri, autori e storie dell’America contemporanea (Minimum Fax), di cui uscirà una nuova edizione, ampliata, a luglio. «Non ci dobbiamo dimenticare che casi del genere sono accaduti anche all’epoca della presidenza Obama. Specialmente durante il suo secondo mandato… una quantità inquietante».

Ma cosa ha fatto scattare solo ora una reazione così forte nelle piazze americane e non solo? «È stata la presa di posizione del presidente Usa. Trump è divisivo e indirettamente è riuscito a compattare l’opposizione. È razzista, è figlio di un razzista, un palazzinaro che non affittava ai neri, quel Mr Trump cantato da Woody Guthrie in “Mr Trump”», risponde Briasco e aggiunge: «Imbracciando la Bibbia, ha detto faccio intervenire l’esercito. Così ha innescato una escalation, ha acceso la reazione di insofferenza contro i metodi della polizia, acuita dalla crescita delle disparità sociali. Perché il fenomeno che abbiamo sotto gli occhi è di discriminazione sociale e razziale ad un tempo». Lo racconta bene il libro inchiesta di Gary Younge Un altro giorno di morte in America (Add editore) in cui il giornalista inglese sceglie un giorno a caso ricostruendo le storie delle persone uccise in quelle 24 ore con un colpo di arma da fuoco. Ogni giorno negli Usa muoiono in questo modo in media sette ragazzini, perlopiù neri, dei quartieri più svantaggiati. Spesso ad ucciderli sono le forze dell’ordine. Non è facile comprendere per chi non l’abbia vissuto sulla propria pelle cosa significhi sperimentare tutti i giorni questo rischio e senso di pericolo. «Il razzismo non è un fenomeno solo americano, ovviamente. Ma per quanto possano accadere anche qui casi simili, da noi non è problema strutturale come negli Usa», approfondisce Briasco. «Il razzismo è il “peccato originale” degli Stati Uniti che nascono su quel retaggio e che poi…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 12 giugno

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