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L’arte che si contrappone alla logica del profitto e alla solitudine facendosi portavoce dei diritti umani. È questo il filo di Santarcangelo Festival al via il 15 luglio. E come raccontano i Motus, ai quali è affidata la direzione, «occorre ripartire dal futuro immaginandosi il possibile»

Spazzare via la distanza, nonostante la distanza. La cultura riesce sempre in quest’impresa e ce lo dimostra anche in un momento in cui il “distanziamento” è la regola: ecco allora che apre nuovi dialoghi e discussioni, senza perdere il contatto con la ricerca del e per l’umano.
Inventando e reinventandosi cambia traiettorie, ma non si ferma davanti a niente. Come l’acqua.
«Potremo non avere forma, ma potremo anche avere la stessa forma. Saremo diversi, ma saremo anche uguali. Saremo separati, ma saremo uniti … . L’acqua può fluire, ma può anche spaccare. Siate acqua amici». (Dal progetto di Mara Oscar Cassiani Be water, my friends, ispirato al monologo di Bruce Lee).
In questo stesso senso Santarcangelo Festival diventa un intenso e necessario viaggio di scoperta lungo un anno, sotto la direzione di Motus, Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande. Ecco la loro idea di Futuro Fantastico, l’edizione 2020, che «prova a guerreggiare contro la distanza. Non quella sociale o di sicurezza, ma quella che affonda nella solitudine affettiva che la bidimensionalità social ci ha instillato in questi mesi e ancora continua, goccia a goccia…».

Poteva non esserci, date le circostanze. Ma l’edizione numero 50 di Santarcangelo Festival non solo ci sarà, ma coprirà l’arco di un intero anno. Come avete fatto a reagire così?
Non è stato facile. In un primo momento, come tutte le realtà internazionali con cui siamo in contatto, ci siamo trovati in uno smarrimento totale in cui era difficile capire l’evolversi della situazione. Era importante, per noi, non arrenderci e lasciare un segno fin da subito, consapevoli delle limitazioni: “quello che si potrà fare, faremo”. Abbiamo avuto un’ottima risposta da parte di istituzioni e artisti. Non erano possibili progetti internazionali, per cui l’idea di avere un festival lungo un anno, con una prima tappa estiva “di emergenza” (che è diventata particolarmente densa), per poi dare spazio a fine anno al secondo capitolo Winter is coming dove saranno coinvolte le giovani compagnie impossibilitate per il momento a presentare i loro lavori. L’ultimo passaggio sarà nel luglio 2021 con un ritorno, se possibile, alla dimensione internazionale della rassegna…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 10 luglio

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