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Il Green new deal doveva sancire un cambio di paradigma culturale. Ma ora con il decreto Semplificazione si aprono le porte all’edilizia selvaggia, alle grandi opere e agli appalti senza regole. Un vero e proprio ritorno al passato e agli anni bui del berlusconismo e di tangentopoli

La caratteristica più straordinaria, detto senza alcuna ironia, del presidente Conte è quella di saper passare con impeccabile disinvoltura dai grandi temi del futuro che affascinano le giovani generazioni al modesto cabotaggio che ci fa tornare negli anni bui di tangentopoli, del berlusconismo e dell’assalto dei centri storici. Il tutto in una manciata di mesi.

Il 25 settembre 2019, l’avvocato del popolo parla all’Assemblea delle Nazioni Unite, dominate dalla figura di Greta Thunberg e dai temi ambientali. Afferma: «Dobbiamo inserire nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità, dello sviluppo sostenibile. Serve un cambio radicale. In Italia abbiamo inaugurato una nuova stagione di riforme per un futuro sostenibile, un progetto che mette al centro soluzioni che migliorano la qualità della vita dei cittadini e rispondono alle urgenze che assillano la società».

Passa poco più di una settimana ed eccolo ad Assisi per le celebrazioni di San Francesco. «Serve uno sviluppo che rispetti la creazione, che rispetti l’ambiente, che sia realmente umano. Sento questo impegno come cittadino, come padre. La tutela dell’ambiente è prioritario della nostra esperienza di governo». In quella sede lancia il Green new deal italiano, che rappresenta, a suo dire, un cambio di paradigma culturale.

Conte è uomo d’onore e dopo tre mesi, l’8 gennaio 2020 il governo approva il Green new deal. Le cifre non sono da capogiro, specie se confrontate con quelle che vedremo subito dopo: erano previsti 33 miliardi in quindici anni, mentre per il risanamento idrogeologico erano stanziati circa 400 milioni. All’interno del pacchetto c’erano 4 miliardi per efficientamento energetico e prevenzione del rischio sismico.  La novità culturale va comunque sottolineata: per la prima volta lo sguardo del governo era rivolto al risanamento ambientale.

Sono note le resistenze che vennero sin da subito dalle imprese e da Confindustria, in particolare contro la tassa (modestissima) sulla produzione della plastica. La pandemia Covid-19 è il cavallo di troia che spazza via ogni illusione. Alla fine di giugno 2020 arrivano in….

L’intervista prosegue su Left in edicola dal 17 luglio

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