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«Non è una questione di giovanilismo. C’è in Italia una crisi generazionale gravissima, che si manifesta in alta dispersione scolastica, scarsissima partecipazione universitaria, salari di entrata bassissimi, quando non azzerati (il famoso lavoro gratis), elevatissima presenza del precariato» osserva l’ex ministro

Il ministro dell’Interno Lamorgese ha preconizzato un autunno caldo di proteste sociali, come conseguenza della pandemia che ha acuito le disuguaglianze.
Proprio di lotta alle disuguaglianze si occupa il Forum guidato dall’economista ed ex ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca che nel libro Un futuro più giusto, curato con Patrizia Luongo, avanza un ventaglio di precise proposte.

Professore, come legge questa congiuntura di crisi e cosa ci aspetta in autunno?
La pandemia ha avuto effetti asimmetrici allargando la faglia di disuguaglianze già esistenti. C’è chi ne è stato colpito e chi no. Oltre il 70 per cento degli italiani non ha avuto una caduta di reddito, dice l’Istat. Il che vuol dire che tutto si è rovesciato sul restante 27-28 per cento. Inoltre, come è accaduto in precedenti pandemie e nel caso dell’uragano Katrina nel 2005, i provvedimenti presi possono aver acuito le disuguaglianze. In questi mesi la disattenzione verso gli ultimi, verso i lavoratori irregolari e a tempo determinato si è tradotta in risposte non adeguate e insufficienti che possono addirittura aver aggravato la situazione. Il ministro Lamorgese ha parlato di proteste sociali, esse sono l’anima della democrazia. È augurabile che servano a realizzare provvedimenti migliori, magari anche ad indirizzare i fondi che arriveranno.

Il centrosinistra al governo rischia molto in questo scenario: se non sarà in grado di rispondere al disagio sociale, l’eventualità molto concreta è l’avanzamento delle destre populiste. Vede margini per trasformare la rabbia in conflitto?
Se le proteste non diventano conflitto sociale e non hanno obiettivi strategici di cambiamento allora sì rimangono solo rabbia pronta ad essere cavalcata dalla destra autoritaria.

Aprire a Berlusconi e alle larghe intese, dal nostro punto di vista, è una proposta irricevibile, non solo per il giudizio politico che diamo su quella stagione, ma anche perché significa riproporre la ricetta neoliberista che è stata alla base della crisi del 2008. Qual è il suo punto di vista?
Purtroppo la ricetta neoliberista non è stata solo di Berlusconi ma è stata ampiamente condivisa dal centrosinistra. E questo ha aggravato le conseguenze della crisi. Berlusconi comunque è un’altra stagione, un’altra storia. Ma veniamo al sodo: se dietro a…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 24 luglio

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