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La pandemia ha parlato chiaro. La ricetta liberista ha fallito e ora in Italia ci ritroviamo con 500mila disoccupati in più e altri 380mila posti a rischio entro la fine dell’anno. Quindi, facciamola finita con Maastricht e apriamo a un nuovo protagonismo degli Stati in economia

E alla fine dal Consiglio europeo, dopo un’estenuante trattativa, arriva l’accordo. L’immagine complessiva, a colpi di frugali contro spendaccioni, non è stata esaltante. La sostanza è quella costruita sin dall’inizio da Merkel, che aveva incardinato il Recovery fund col bilancio, aprendo quindi a un mercato di do ut des. In pratica lo scontro è stato sul mix tra sussidi, prestiti, sconti e livello dei controlli. Si vedrà quali saranno i particolari concreti, le letture e le dinamiche che si apriranno nella Ue e nei vari Paesi.
Certo questo modo di essere dell’Ue, nei contenuti e nelle forme, non sembra ciò che serve. L’impatto della crisi è drammatico e richiederebbe un vero cambio di passo, e di paradigma. La spada di Damocle del ritorno del Patto di stabilità può trasformare gli aiuti in un piatto avvelenato, rendendo impossibile l’uscita dalla crisi e il rilancio dell’economia.

Si conferma che le basi dell’Ue, Maastricht, sono un problema perché riducono una Unione politica a un’area di mercato più il dogma di bilancio. Senza una effettiva politica comune e con un sovrapporsi di Stati e strutture di governance che cortocircuitano.
Per questo sarebbe bene rifondarsi, come qui proponiamo, non più su mercato e bilancio ma su ciò che serve, e cioè, in primo luogo, il lavoro. E naturalmente la democrazia.

L’Employment outlook 2020 dell’Ocse dice che la pandemia ha già portato in questa area un calo del Pil quasi del 15% solo nel primo trimestre del 2020. Il tasso di disoccupazione è passato dal 5,2% di febbraio all’8,4% di maggio e il totale delle ore lavorate è crollato dieci volte di più rispetto ai primi tre mesi della crisi del 2008. L’Italia è uno dei Paesi più colpiti, sia in termini di occupati in meno che di calo delle ore lavorate, diminuite del 28%. Stiamo parlando secondo l’Istat di circa 500 mila disoccupati in più e di 400 mila che hanno rinunciato a cercare lavoro. I più colpiti sono coloro che hanno un contratto a tempo determinato, le donne e i giovani. La disoccupazione nei Paesi Ocse dovrebbe toccare un livello record entro la…

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