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A colloquio con Silvia Albano, magistrata presso la sezione specializzata per la protezione internazionale del tribunale di Roma

Da alcune settimane i diritti, la dignità e la sicurezza negati agli immigrati sono tornati al centro del dibattito politico-sociale. A fare da volano è stata in primis la sanatoria, di cui tanto ci siamo occupati su Left mettendo in evidenza alcune luci e molte ombre. Un provvedimento fortemente voluto dal ministro per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, in virtù del quale i rimpatri sono bloccati fino al 15 agosto, ultimo giorno per presentare la domanda di regolarizzazione. Ci sono stati anche numerosi sbarchi con relativa messa in quarantena dei migranti sulle navi al largo. Per non dire delle diverse centinaia di persone bloccate nei Cpr e hotspot. In primis a Lampedusa dove sono ”reclusi” circa mille migranti, vale a dire dieci volte la capienza del centro. Situazioni che sarebbero pericolose per l’incolumità degli ospiti già senza Covid-19, figuriamoci a quali rischi sono esposti ora con il virus che ancora gira. Eppure la salute è un diritto primario, così come lo è l’accoglienza delle persone in difficoltà. Perché in Italia si continua a far fatica a riconoscere i migranti che arrivano sul nostro territorio come soggetti di diritto? Ne parliamo con Silvia Albano, magistrato presso la sezione specializzata per la protezione internazionale del tribunale di Roma.

Il magistrato Silvia Albano

Magistratura democratica di cui lei fa parte si pone come obiettivo principale la tutela dei diritti fondamentali. In un periodo del genere, in cui i confini del diritto sono piuttosto sfumati, qual è il vostro impegno affinché gli immigrati possano godere dei benefici che il nostro paese garantisce?
È sotto gli occhi di tutti che sulla materia dei migranti c’è molto lavoro da fare, stante una resistenza da parte della politica.

Il decreto “porti chiusi” del 7 aprile, che definisce l’Italia luogo non sicuro, è un esempio di questa resistenza?
Se l’Italia non è un porto sicuro, nemmeno gli aeroporti lo sono. Perché ogni migrante che arriva è sottoposto al test, mentre agli aeroporti, dove arrivano persone da tutte le parti del mondo, non vengono fatti gli stessi controlli? Se durante il lockdown c’è stato un momento di effettiva difficoltà nell’accogliere i migranti, questo non può in alcun modo giustificare discriminazioni e precludere un’accoglienza e un trattamento dignitoso a chi sta rischiando la propria vita a bordo di un barcone.

I problemi tuttavia non nascono con il Covid-19. Il cd. decreti “Sicurezza” di Salvini convertiti in legge hanno posto numerose limitazioni, a partire dall’abolizione della protezione umanitaria. Cosa pensa di questi provvedimenti? Più volte esponenti del governo Conte 2 ne hanno annunciato l’intenzione di abrogarli…
L’abrogazione è molto urgente. Nel primo dei due, per es., parliamo di un decreto incostituzionale sotto molti profili. La protezione umanitaria copriva quelle situazioni in cui i diritti fondamentali non erano coperte dalle due protezioni maggiori, lo status del rifugiato e la protezione sussidiaria. In Italia abbiamo una normativa molto ampia, a partire dall’articolo 10 comma tre della Costituzione, che prevede l’obbligo per il nostro Paese di fornire il permesso di soggiorno e accogliere le richieste d’asilo di qualsiasi persona non possa esercitare libertà democratiche nel proprio Paese

Ci può fare un esempio concreto?
Rispetto agli obblighi internazionali, l’articolo 14 della convenzione contro la tortura, fonte sovraordinata e ratificata in Italia con legge, prevede che gli Stati abbiano l’obbligo di garantire riabilitazione alle vittime di tortura. Questo ha permesso di dare protezione umanitaria a tutte quelle persone che provenivano dalla Libia e avevano subito trattamenti di cui tutti conosciamo l’efferatezza. Adesso, senza la protezione umanitaria i migranti non possono essere più accolti.

Per non parlare dello stravolgimento del sistema di accoglienza…
L’ennesima privazione alla tutela dei diritti dei migranti. Con il divieto di accesso agli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), che prevedevano integrazione, inserimento nel mondo del lavoro e assistenza psicologica, adesso i richiedenti asilo possono accedere solamente ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), che non hanno l’obbligo di garantire questi servizi. Il migrante è abbandonato a sé stesso, plausibilmente destinato a diventare irregolare. Questo decreto ha avuto dunque effetti criminogeni, che rischiano di aggravarsi con la pandemia che stiamo vivendo. Mantenendo…

L’intervista prosegue su Left che esce il 7 agosto

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