Tra due settimane la campanella suonerà l’inizio di un nuovo anno scolastico, il più difficile nella storia recente. Niente è più come prima, niente può tornare ad essere come prima del lockdown perché ora dobbiamo coniugare il diritto all’istruzione con il diritto alla salute. Questa è la vera sfida. Bilanciare la tutela di entrambi i diritti è l’unica strada percorribile.

Se per salvaguardare il diritto allo studio il 14 settembre tornassimo ad abitare le aule scolastiche con i tradizionali numeri di alunni, questo comporterebbe inevitabilmente maggiori possibilità di contagio. Verrebbe meno la tutela del diritto alla salute. Viceversa, se, tenendo conto dell’aumento dei numeri di contagio, si decidesse di non riaprire le scuole e continuare con la didattica a distanza, verrebbe a mancare quell’aspetto fondamentale dell’educazione scolastica che è la socializzazione, la relazione e il rapporto con gli altri, il fare insieme. 

La didattica di emergenza è stata fondamentale per tenere il rapporto con i ragazzi e paradossalmente la didattica a distanza (Dad) ha permesso ad alcuni di avvicinarsi allo studio e  sperimentare e infine trovare modalità di apprendimento personali. Un’alunna mi ha confidato che avendo avuto più tempo a disposizione e meno distrazioni, procedendo per tentativi ed errori, ha capito che…

L’articolo prosegue su Left del 28 agosto – 3 settembre 2020

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