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La decima edizione del festival d’arte Per Appiam alla ex Cartiera latina di Roma, nel bellissimo Parco dell’Appia antica, si chiude con un concerto dei Merli Rossi. Li abbiamo incontrati ed ecco cosa ci hanno raccontato

“Tutto lo stupore del mondo” è il titolo della nuova edizione di Per Appiam, il festival internazionale d’arte che si svolge negli spazi dell’ex Cartiera Latina a Roma, all’interno del Parco regionale dell’Appia antica. Giornate intense, vive, piene di dipinti, sculture, musica e poesie. Come si fa a raccogliere tutto lo stupore del mondo se non con le opere d’arte, quelle belle. Che siano dipinti, poesie, musica non importa. L’importante è che venga sempre fuori un’immagine, perché è quella che riesce a far emozionare. È il caso per esempio di “Vissi d’arte”, uno dei testi di Ragazzo indiano, il secondo album dei Merli Rossi: nasce come testo, sembra una poesia, poi con la musica è diventata un brano. “Vissi d’arte” va letta e va ascoltata. E l’occasione per ascoltarla è il concerto che i Merli Rossi terranno nella giornata conclusiva del festival il 20 settembre (ore 17.30).

La copertina di Ragazzo Indiano

Un live per portare ancora una volta in questa edizione tutto lo stupore del mondo con la loro musica, con le loro poesie. Prima poesie, poi diventate musica o prima musica e poi poesie, non importa, basta coglierne il suono. Forse proprio per quello che ci racconta Luciano Sacchetti, una delle voci del gruppo con Francesca Fagioli e Carlotta Mazzetta nonché autore di alcuni testi: «La musica risuona sempre diversamente in ognuno di noi. Ascoltare la musica è cercarsi. È un vissuto di pancia. C’è una risonanza interna rispetto a quello che si sta ascoltando». «Ogni pezzo ha un vissuto fortissimo e questo vissuto rispecchia quello che si viveva in quel momento. La scrittura coi Merli Rossi è collettiva, di condivisione, un lavoro fatto insieme. Tanto intenso, tanto profondo” concordano gli altri. Li abbiamo intervistati per conoscerli meglio.

«I Merli Rossi nascono nel 1997 come trio acustico. Due dei tre componenti originari, Francesca Fagioli, e Roberto Pezzuoli, chitarra, allargarono l’ensemble nel 1999 a quattro, aggiungendo il cantautore e chitarrista Stefano Frollano». Il gruppo nel tempo ha assunto varie fisionomie arrivando in alcuni periodi ad un numero di componenti abbastanza nutrito, fino ad undici. Oggi insieme a Fagioli, Mazzetta, Pezzuoli, Frollano e Sacchetti ci sono Francesco Venerucci al piano, Alessandro Mazzetta al basso e violoncello, e Riccardo Macrì alla batteria. Ciascun di loro ha alle spalle un background musicale diverso che…

L’articolo prosegue su Left del 18-24 settembre

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