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Ancora oggi c’è chi nega lo sbarco sulla Luna e la teoria dell’evoluzione. Per non dire dell’Olocausto. E poi, ancora in ambito scientifico, il climate change e l’efficacia dei vaccini. Ora tocca al Covid-19 e agli unici “mezzi” al momento in grado di rallentarne la diffusione

Il 29 agosto, a Berlino, si sono radunate circa 18mila persone che negavano l’esistenza del Covid19 o contestavano le decisioni prese per contenerlo. Si sono visti complottisti di ogni sorta, sciechimichisti, seguaci di QAnon, oltre a no vax, omeopati ed estremisti di destra che, sventolando bandiere del Reich, hanno tentato di prendere d’assalto il Reichstag, sede del parlamento tedesco. Una settimana dopo, il 5 settembre, è toccato a Roma. Millecinquecento persone si sono trovate in piazza Bocca della Verità negando l’esistenza del Covid19, ostentando l’assenza di mascherine e gridando contro la “dittatura sanitaria” che sarebbe stata imposta dal governo. Ancora si sono visti no vax, nemici del 5G e i rappresentanti di Forza Nuova, organizzatori dell’evento, hanno parlato dal palco indicando in Trump e Putin gli amici dell’umanità e inveendo contro gli abituali obiettivi dei complottisti: il Nuovo Ordine Mondiale, Bill Gates, Hillary Clinton, Obama, Soros…
Certamente c’erano anche persone confuse o spaventate, che non avevano ben chiari i termini del problema. Ma nel caso dei più convinti, che cosa porta una persona a negare la verità? Ed è giusto chiamare queste persone “negazionisti”?

Chi nega lo sbarco sulla Luna, l’evoluzione, il riscaldamento globale, l’Olocausto e oggi il Covid19, talvolta vive in un mondo chiuso, dove la conclusione arriva prima dei fatti, e si illude a livelli diversi di essere un pensatore indipendente, un paladino della verità, senza mai accorgersi di avere abbracciato una fede che può resistere solo se non si incontrano mai i fatti o, se si incontrano, chiudendo gli occhi di fronte a essi. È evidente che ci troviamo di fronte a persone che hanno deciso di considerare le evidenze scientifiche un optional. Persone per le quali è più importante quello che si crede rispetto a quello che i fatti dimostrano (per approfondire v. anche Fargnoli su Left del 7 agosto 2020). Le teorie del complotto e i negazionismi, insomma, si possono inquadrare come uno dei modi che le persone hanno di spiegare la realtà di certi eventi, attribuendo significato a un mondo frammentato e caratterizzato dall’incertezza e riducendo in questo senso l’ansia.
Studi recenti sembrano confermare che…

Massimo Polidoro è direttore generale del Cicap Fest. Il suo ultimo libro dedicato ai complottismi è “Il mondo sottosopra” (Piemme)

L’articolo prosegue su Left del 18-24 settembre

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