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La battaglia dell’associazione Mamme per la pelle raccontata dalla fondatrice. Che ha scritto il libro “I miei figli spiegati a un razzista” di cui parlerà ai Dialoghi di Trani

Se vince lui ci rimandano in Africa? Chiese Amelie spaventata. Era il 2018 e la piccola, per strada, era stata aggredita dalle parole minacciose di un simpatizzante della Lega.
Ferita e preoccupata, la madre adottiva Gabriella Nobile scrisse una rovente lettera aperta a Matteo Salvini. Da quel post, diventato virale, nel 2018 è nata l’associazione Mamme per la pelle che si batte contro ogni forma di discriminazione e per il 3 ottobre lancia una manifestazione per chiedere a gran voce una, non più rimandabile, legge sulla cittadinanza. Quello non fu e non è stato l’unico episodio, purtroppo. Gabriella Nobile ne racconta molti altri nel libro I miei figli spiegati a un razzista, edito da Feltrinelli con la prefazione di Liliana Segre, di cui si parlerà il 26 settembre ai Dialoghi di Trani. Sono storie di razzismo a volte palese altre volte più nascosto, ma non per questo meno pericoloso. C’è Jasmine che si avvicina a delle caramelle e il cassiere la fulmina dicendo che è già una ladra. C’è Aaron che viene sbattuto fuori dall’autobus che lo porta a scuola. C’è Amir, perquisito in stazione perché «potrebbe essere uno spacciatore». Ma c’è anche – ed è forse la storia più scioccante – la vicenda di uno studente liceale insultato da una docente razzista; aggredito «da una persona che dovrebbe tutelare i ragazzi e insegnare loro che siamo tutti uguali», commenta Nobile.

Gabriella, che il razzismo trovi spazi nella scuola è la cosa più inaccettabile?
È proprio così. La scuola è fondamentale. Abbiamo delle eccellenze, esempi di inclusione, di empatia e di voglia di essere insieme. Ma in generale c’è ancora tanto lavoro da fare, come del resto in ogni settore della società. Bisogna investire massicciamente in cultura e su quella antirazzista in particolare. Cominciando dall’affrontare a scuola il periodo coloniale, spiegando cosa hanno fatto i bianchi in Africa, come l’hanno depredata, razziata. Bisognerebbe approfondire questa parte di storia che non viene raccontata mai. Però siamo fiduciosi che le cose, a poco a poco, possano cambiare. I miei figli Fabien e Amelie erano molto contenti di tornare a…

L’articolo prosegue su Left del 18-24 settembre

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