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Una legge elettorale proporzionale e la riforma dei partiti con l’applicazione dell’articolo 49 della Costituzione. Sono le sfide che ci attendono dopo il voto. Per evitare la deriva presidenzialista e l’“uomo solo al comando”

Dove eravamo rimasti? Volevano il plebiscito postdemocratico contro il Parlamento. Abbiamo ridotto i danni, grazie anche all’impegno di Left. Dovremo analizzare bene i flussi dei voti che mentre scrivo ancora non ho (ma certo allarma il risultato del No per la sua fragilità nelle periferie e nel Sud ove, evidentemente, il malessere sociale ha incontrato il qualunquismo storico delle destre e la campagna “anticasta” del M5s). Abbiamo perso. Ma abbiamo seminato intelligenza critica e rinnovato la discussione, da decenni accantonata, sulla centralità del Parlamento. Ben scavato, vecchia talpa. Anche perché abbiamo ricostruito una rete di comitati territoriali, radicali e plurali, che dovremo alimentare (anche come rivista) per la discussione sul nuovo impianto istituzionale. Partendo da un orizzonte comune: l’aspetto sociale della Costituzione, la connessione tra lotte democratiche e lotte sociali. Contrastando, già da domani, i danni certi che derivano dal taglio lineare del Parlamento: la riduzione della rappresentanza politica e sociale, con l’azzeramento delle minoranze; e l’evanescenza della territorialità, che si trasforma in oligarchia. Temo che l’esito probabile delle controriforme (penso alla micidiale riforma del Titolo V del 2001 così come dell’articolo 81 sul pareggio di bilancio) sia il rafforzarsi della tendenza presidenzialista. Del resto le vittorie di Zaia, De Luca, ecc. non indicano una propensione al “caudillismo”? Un popolo sfruttato, spaesato, disorientato si affida, in assenza di partiti di massa, all’uomo “solo al comando” , che frantuma progetti, ideologie, punti di vista. Una forma inedita di neocentrismo. Il Pd ha alimentato questa desertificazione democratica. Ora, di fronte ad un…

L’articolo prosegue su Left del 25 settembre – 1 ottobre 2020

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