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Suprematisti e negazionisti del Covid si alleano per sostenere la riconferma del tycoon alla presidenza. E poi c’è l’ascesa di QAnon con il suo linguaggio d’odio e la “predilezione” per le armi. Non a caso l’Fbi parla di «una grave minaccia interna per la democrazia»

L’accusa di brogli. La suggestione di non riconoscere l’esito del voto di novembre. Lo spettro, ieri sussurrato e oggi strillato sui social, di un’insurrezione armata. Con la pandemia e le tensioni razziali a gettare ombre sull’operato della Casa Bianca, Trump alza la posta. Davanti a cinquemila persone accalcate spalla a spalla e senza mascherine, il tycoon osa dire quello che nessun presidente uscente ha mai osato: «A novembre vinceremo il secondo mandato. E dopo, probabilmente, chiederemo anche il terzo». Poi, lancia un appello: «Dobbiamo salvare l’America da una sinistra radicale che la distruggerà». Pronti ad ascoltarlo e a saldarsi in un’inedita alleanza, la galassia dell’estrema destra e i negazionisti del Covid, decisi a contestare con ogni mezzo il risultato delle elezioni di novembre.
Si autodefiniscono Trumpenkriegers, «combattenti per Trump», con un chiaro riferimento alla terminologia nazista. Secondo il Csis – Center for strategic and international studies, questa parola non indica però un gruppo omogeneo con degli scopi definiti, quanto una comunanza d’intenti all’interno della frastagliata galassia dei suprematisti bianchi dove, oltre alla rinascita di organizzazioni storiche come il Ku Klux Klan, iniziano ad emergere nuovi gruppi.
Uno di questi è quello dei Bogaloo Bois, una rete che si pone il dichiarato obiettivo di scatenare la “seconda guerra civile americana”. Saliti all’onore delle cronache dopo l’irruzione armata nel parlamento del Michigan per protestare contro il lockdown, i Bogaloo sono stati anche protagonisti delle violenze nei moti di Minneapolis seguite alla morte di George Floyd. Riconoscerli, infatti, è facile: sulle mimetiche portano come stemma l’immagine di Pepe the frog, una rana antropomorfa diventata celebre per i meme su internet. La presenza di questo simbolo chiarisce anche l’anatomia del movimento. Nato su internet, diffonde i suoi messaggi razzisti grazie a immagini ironiche e si basa sull’attivismo di gruppi locali che si coordinano attraverso chat criptate.
Una struttura verticale non esiste, ma il collante identitario è chiaro: la resistenza a un governo tirannico e la difesa del diritto di possedere armi. Il tutto condito dalla vecchia retorica razzista sulla “sostituzione etnica”, più volte richiamata da Trump in occasione della stretta contro gli immigrati irregolari. I Bogaloo, però, non sono soli. Intorno al sito Breitbart News, definito «la piattaforma dell’estrema destra» da Steve Bannon nel 2016, gravitano una serie innumerevole di sigle che fanno dell’esplicito richiamo al suprematismo bianco e del sostegno a Donald Trump i propri tratti distintivi. Dal fascio littorio nel simbolo dei Patriot Front al “fight club” dei Proud Boys, banda che accetta solo uomini e glorifica la violenza da strada, fino a The Base, gruppo con forti legami con la Russia di Putin che arruola principalmente veterani di guerra e che, secondo l’Fbi, avrebbe già organizzato dei veri e propri campi di addestramento militare in America.
Ma il vero salto di qualità dell’estremismo sta avvenendo con QAnon, un gruppo capace di espandersi ben oltre i confini tradizionali dell’estrema destra. Più…

L’articolo prosegue su Left del 25 settembre – 1 ottobre 2020

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