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«Raccontare la storia di questa donna per me ha un valore politico molto profondo», dice la regista di “Miss Marx”. Perché la figlia più giovane di Karl Marx è «moderna, emancipata, vicina a noi, ma anche fragile dal punto di vista emotivo»

Dopo Cosmonauta e Nico, Susanna Nicchiarelli scrive e dirige Miss Marx, incentrato sulla figlia più giovane di Karl Marx. Film in costume anticonvenzionale, che ne conferma l’originalità nel panorama del cinema italiano, Miss Marx è stato presentato all’ultima Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Come nasce l’idea di un film in costume sul personaggio di Eleanor Marx?
Mi interessava raccontare la storia di una rivoluzionaria, che fa parte della generazione che alla fine dell’Ottocento si è dedicata ad una serie di battaglie sulle quali poi si fondano tanti principi e tante libertà che abbiamo oggi e per le quali dobbiamo ancora lottare. Lì si gettano le basi del pensiero di sinistra e le aspirazioni ad una società più giusta, e si afferma l’idea che si può lottare per ottenerla. A me piaceva raccontare quell’epoca, che sembra lontana, ma che in realtà è molto vicina a noi. Stiamo parlando di coloro che hanno fondato i sindacati, i primi partiti socialisti, hanno inventato il concetto stesso di internazionalismo ed hanno promosso un principio di solidarietà tra classi e Paesi diversi. Il personaggio di Eleanor fa parte di questa onda. L’epoca mi affascinava, e al tempo stesso se c’è una cosa che mi dà fastidio è che quando si fanno i film storici o sono celebrativi o retorici, mentre la vita dei rivoluzionari si cimenta con delusioni personali, affetti, relazioni e l’indagine su questo versante mette in luce la complessità del rapporto tra teoria e prassi. Dal punto di vista teorico, razionale, si hanno delle bellissime idee, ma dal punto di vista pratico si ha difficoltà a metterle in atto. Eleanor Marx è una donna impegnata politicamente, impiega gli strumenti del pensiero paterno per affrontare la questione dello sfruttamento delle masse lavoratrici, delle donne e dei bambini; mette in evidenza il parallelismo tra la condizione di oppressione del proletariato da parte del capitale e la condizione delle donne nella relazione con l’uomo, insomma utilizza la lettura paterna della storia e del conflitto di classe, per parlare della condizione femminile, ma nella vita personale non è in grado di tradurre il pensiero in prassi. Inizialmente il femminismo è un movimento borghese per il…

L’articolo prosegue su Left del 25 settembre – 1 ottobre 2020

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