Condividi

Sui media italiani campeggia da giorni il caso di Angelo Becciu, cardinale dimissionato da papa Francesco perché accusato di speculazione finanziaria e immobiliare e di aver (per fini privati) distratto soldi dall’Obolo di San Pietro collettore di offerte e donazioni per le azioni sociali della Chiesa nei confronti dei poveri.

Fuori i mercanti dal tempio, tuona l’Espresso in difesa di Bergoglio, riportando le sue parole di qualche anno fa: «È una cosa sporca e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è un cristiano, puzza».

Che c’è di nuovo? Viene da chiedersi. La storia della Chiesa santa e apostolica è costellata di vicende di questo tipo, dal caso Calvi agli scandali che hanno riguardato lo Ior. Per non dire di peggio, pensando all’odioso crimine della pedofilia come ci ricorda qui Federico Tulli, autore di ben tre libri sulla pedofilia nella Chiesa cattolica.

Ma tant’è, di questo non parlano i media mainstream impegnati in una assurda ridda fra pro e contro Bergoglio, pro e contro Becciu.

Ai nostri occhi appare chiaro che in Vaticano sia in corso una feroce guerra fra bande, per il potere in vista del prossimo papato. Ma ci appare assai più importante parlare di quel che di estremamente grave sta accadendo in Italia, oggi più che mai teatro dell’ingerenza che la Chiesa continua ad esercitare sulla vita civile del Bel Paese, con la complicità di una classe politica genuflessa. Beninteso non che non  si colga la discrasia fra la pretesa carità cristiana professata dalla Chiesa e il bieco affarismo che la corrode, ma c’è qualcosa che ci tocca da vicino e che questo polverone vuole coprire. Ovvero l’ennesimo intervento a gamba tesa delle gerarchie vaticane contro i diritti dei cittadini italiani in materia di dignità della vita, diritto alla salute, autodeterminazione, realizzazione umana e delle donne in modo particolare.

Il papa è tornato a lanciare un monito contro l’aborto, facendo lugubremente risuonare la campana della « voce dei non nati», non limitandosi a parlare ai credenti, ma rivolgendosi direttamente ai legislatori, mirando a interferire con il loro lavoro, come denuncia la ginecologa Anna Pompili in questo sfoglio. Intanto la Congregazione per la dottrina della fede torna a fare una invasione di campo sul tema della eutanasia legale che – come ci ricorda il segretario Uaar Roberto Grendene – è considerata un doloroso ed estremo gesto di umanità da larga parte della popolazione italiana in caso di patologie incurabili (il 93% degli italiani chiede una legge sull’eutanasia, secondo un sondaggio della Swg).

Un anno fa la Consulta esaminando il drammatico caso di Dj Fabo, il quarantenne cieco e tetraplegico andato in Svizzera a morire, stabilì che aiutare qualcuno ad uccidersi può non essere reato, rinnovando al Parlamento la richiesta di legiferare sul tema. Cosa che non è ancora avvenuta. Ora le gerarchie ecclesiastiche tornano ad affermare che la vita umana è indisponibile al singolo, e che è affidata alle mani di un Dio che crudelmente ci obbligherebbe a vivere anche quando le terapie non possono far più nulla; condannati al dolore o comunque a una condizione di sopravvivenza meramente biologica. La lettera Samaritanus bonus emanata dalla Congregazione lancia un anatema rivolto alle istituzioni e alla politica che, secondo i religiosi, legittimano «pratiche di morte».

I preti fanno il proprio mestiere, non c’è di che stupirsi, direte. Ma quel che ci colpisce è che sia la nostra classe politica e di governo a genuflettersi a questi diktat, abdicando al proprio ruolo di garante dei diritti dei cittadini e della laicità dello Stato democratico. In questo quadro genera sgomento la decisione di affidare a monsignor Vincenzo Paglia, ministro vaticano, un ruolo preminente in una commissione pubblica, voluta dal ministero della Salute, per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana (una vicenda scottante approfondita da Quinto Tozzi).

Abbiamo molto apprezzato il ministro della Salute Roberto Speranza quando, impegnandosi per la piena applicazione della legge 194 si è mosso nella direzione di nuove linee guida per la somministrazione della Ru486, senza obbligo di ospedalizzazione come prevedono da tempo i protocolli scientifici internazionali, ricusando le iniziative di presidenti di Regione leghisti che in Piemonte e in Umbria hanno posto antiscientifici ostacoli all’aborto farmacologico. Ora il ministro sia coerente con questa importante decisione in nome del progresso scientifico e dei diritti.

Dalle pagine di Left gli rivolge un appello l’avvocato Carla Corsetti con una lettera aperta in cui gli chiede di tornare sui propri passi revocando l’incarico pubblico all’arcivescovo portavoce del papa. Si rivolge al ministro, al governo, ma anche e soprattutto al Parlamento Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni esortando l’Aula a fare proprie le conquiste per i diritti di tutti che, grazie a coraggiose battaglie di singoli cittadini come Dj Fabo, possono ora essere agilmente trasformate in leggi. Non c’è più tempo da perdere. I diritti delle persone non possono attendere.

L’editoriale è tratto da Left del 2-8 ottobre 2020

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti

Condividi