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Corsa contro il tempo per scegliere i progetti da finanziare con i 209 miliardi dell’Ue e da presentare entro il 15 ottobre a Bruxelles. Fondamentali le priorità che le commissioni parlamentari stanno indicando al governo. Sanità, innovazione e digitale in primo piano

Il rischio che il Recovery plan alla fine si traduca in una lista della spesa a tratti insensata è sempre dietro l’angolo. E probabilmente lo sarà finché il governo italiano non consegnerà a Bruxelles – il termine ultimo è fissato il 15 ottobre – la lista dei progetti che dovranno spartirsi i 209 miliardi destinati al nostro Paese. Mentre la discussione parlamentare è entrata nel vivo da una settimana, quel che sappiamo è che i progetti presentati alla commissione interministeriale che fa capo a Palazzo Chigi sono una marea: tra ministeri, agenzie governative, dipartimenti e società pubbliche la lista ufficiale consegnata a Giuseppe Conte comprende 557 progetti, al cui interno c’è un po’ di tutto. Bisognerà evidentemente sfoltire. E non di poco: la prima bozza del Recovery plan, considerando tutti i programmi inseriti, vale oltre 670 miliardi. Più del triplo di quanto riservato al nostro Paese. Questo è il motivo per cui, nei corridoi parlamentari, tanto i dem quanto i Cinque stelle sono consapevoli del duplice pericolo da evitare: bisogna non solo rientrare nei parametri anche economici fissati da Bruxelles, ma occorre anche evitare di finanziare progetti che non mirino al rilancio del Paese.

L’attenzione delle Camere sarà fondamentale, come spiega a Left anche il capogruppo dei Cinque stelle alla Camera, Davide Crippa: «L’Italia ha ottenuto un importante successo ottenendo i fondi più ingenti del Recovery plan. Il Parlamento dovrà avere un ruolo importante di indirizzo e di controllo, attraverso il lavoro delle diverse commissioni competenti sui settori da finanziare, ed è un’occasione storica per il nostro Paese, che non possiamo lasciarci sfuggire. Abbiamo approvato il Dl Semplificazioni proprio per semplificare e sbrurocratizzare il più possibile le procedure amministrative».

E in effetti occorrerà semplificare molto, magari già depennando alcuni progetti, come in effetti già sta facendo da giorni la commissione presieduta dal ministro Enzo Amendola. Se è vero che sanità, innovazione e digitale occupano posti di rilievo, ci sono anche programmi che lasciano piuttosto basiti. Ci si chiede, ad esempio, a cosa possa servire in questa fase un «ammodernamento impianti per la molitura delle olive» per il quale il soggetto proponente, il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, conta di spendere 1,2 miliardi. Senza dimenticare la «Costellazione satellitare» per l’osservazione della Terra, presentato direttamente da Palazzo Chigi, per la quale si prevede un costo di 1,1 miliardo. L’Avvocatura dello Stato, invece, chiede al modico prezzo di …

L’articolo prosegue su Left del 2-8 ottobre 2020

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