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Il caso del concorso straordinario ha messo in luce le storture del sistema scolastico che ha prodotto negli anni migliaia di docenti non stabilizzati. «Siamo noi a pagare l’assenza di programmazione nelle abilitazioni e nei concorsi», raccontano

«Ci sentiamo usati e buttati via ogni anno», dice con tristezza Federica, giovane e appassionata insegnante di italiano per stranieri, una dei circa 65mila docenti precari alle prese con il concorso straordinario al centro di tante proteste per il rischio contagio. Nella scuola che resiste ai tempi del Covid e che deve affrontare in qualche modo le norme contenute nel Dpcm del 18 ottobre, si è accesa improvvisamente una luce su un mondo in genere invisibile, eppure fondamentale per l’esistenza stessa dell’istruzione pubblica: il mondo dei precari. Una condizione di lavoro e di vita, la loro, segnata da una incertezza continua che rappresenta un vulnus nel sistema scolastico italiano perché è indubbio che vada a scapito della qualità dell’insegnamento. «Ogni anno la mancata continuità didattica incide sui ragazzi che si sentono traditi», commenta Alina Rosini insegnante di inglese a Torino, tra i promotori del Coordinamento nazionale precari della Scuola (Cnps), movimento nato a dicembre del 2019 e protagonista in questi ultimi mesi di una forte mobilitazione sostenuta non a caso dai genitori di Priorità alla scuola e anche dai sindacati confederali. I precari insegnano da anni, vengono licenziati a giugno – i più fortunati il 31 agosto – e poi sono assunti a settembre. E tutto questo in un mare di posti vacanti, lo dimostrano le cifre di questo inizio anno scolastico a proposito delle supplenze: secondo l’Anief sono 230mila i contratti a tempo determinato da sottoscrivere comprese le deroghe al sostegno e i cosiddetti docenti Covid – che per fortuna non verranno licenziati in caso di lockdown, grazie ad un emendamento in extremis al decreto Rilancio avanzato da Leu.

A metà ottobre, dunque, i precari hanno fatto sentire la loro voce: il nodo è appunto il concorso straordinario per i docenti con tre anni di servizio nelle scuole in programma dal 22 ottobre al 16 novembre che, nonostante le richieste di rinvio per la pandemia, risulta…

L’articolo prosegue su Left del 23-29 ottobre 2020

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