Condividi

Dunque abbiamo appreso da Toti, il governatore della Liguria, che la vita degli anziani non conta. Sono sacrificabili perché inutili alla produzione: la vita umana di per sé, fuori dal ciclo produttivo, è niente, dal suo punto di vista. E a ben vedere da quello di tutto il centrodestra che, insieme a Confindustria, durante la prima ondata ha chiesto (e chiede oggi durante la seconda) di tenere aperte le fabbriche e i luoghi di produzione anche nelle Regioni e nelle zone industriali di maggior contagio.
Se il criterio è la produttività in base al Pil il prossimo passo non potrà essere che sacrificare i bambini che certamente sono inutili all’industria. Ma in che mondo siamo?

Noi diciamo invece che nessuno deve essere trascurato o rimanere indietro. Non è vero che il lavoro viene prima della salute come sostiene il leghista Borghi che smembra la Costituzione dandone una lettura parcellizzata e distorsiva, negando il senso che promana dalla sua mirabile tessitura, basata sull’uguaglianza, sul diritto alla salute, sul diritto alla piena realizzazione della persona umana, non solo sul lavoro di cui peraltro la salute psicofisica è precondizione necessaria. Quella di ciascuno di noi ma soprattutto quella delle persone più fragili ora è più che mai a rischio. Siamo in mezzo a una seconda ondata di pandemia e i contagi crescono in modo esponenziale. Anche perché ci siamo mossi troppo tardi e lentamente nel mettere in atto misure di lockdown, denuncia l’accademico dei Lincei Parisi su questo numero di Left. E ci siamo mossi con ritardo e in modo insufficiente riguardo all’attivazione di misure di protezione sociale, di sostegno al reddito, come invece hanno fatto Paesi vicini a noi come la Spagna che coraggiosamente ha previsto un reddito minimo proponendo di finanziare con una mini patrimoniale questo e altri interventi di sostegno. Ce lo racconta Marina Turi da Madrid.

Bisognerebbe anche organizzare seri strumenti di tassazione delle grandi piattaforme web che hanno enormemente incrementato i loro profitti grazie alla pandemia, come scrive Giovanni Paglia. Per questo serve un’Europa che sia anche un’unità politica e democratica con una visione lungimirante e progressista. Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli aveva avanzato la proposta di un lockdown europeo. Operazione non facile. Ma certo è assolutamente vitale e indispensabile che Bruxelles ora agisca in maniera più coerente e coordinata sul piano sanitario, con campagne di tamponi di massa, costruendo una rete europea di tracciamento, mettendo in rete le competenze scientifiche, sviluppando capacità diffuse di presa in carico come propone l’ex parlamentare europeo Roberto Musacchio su Left. In una parola servirebbe un servizio sanitario europeo. Questa è un’occasione storica per costruirlo e per potersi così presentare preparati (diversamente da quel che sta accadendo oggi) di fonte a nuove ondate di coronavirus e ad eventuali altri pandemie.

Con l’aiuto di eminenti scienziati e ricercatori – i fisici Giorgio Parisi e Ilaria Maccari, e il virologo Fabrizio Pregliasco – abbiamo cercato di analizzare l’andamento della pandemia ma anche i metodi di contenimento più efficaci dal momento che non abbiamo ancora un vaccino. In particolare abbiamo chiesto a Ilaria Maccari, ricercatrice del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, di aiutarci a capire quale sia stato l’approccio svedese, tanto esaltato da politici conservatori e ultra liberisti come Boris Johnson e sbandierato come modello anche da esponenti del centrodestra italiano. Con pragmatismo, anche «per non spaventare» la popolazione, il governo si è limitato a raccomandare di evitare luoghi affollati. Nessuno o quasi porta la mascherina. Il risultato è stato un numero spaventoso di morti. E con la seconda ondata i contagi galoppano. «L’andamento dei nuovi contagi giornalieri ha raggiunto a fine ottobre il valore di 200 nuovi casi giornalieri ogni milione di abitanti con un tempo di raddoppio di circa 8 giorni», scrive Maccari, che non ci offre solo una fotografia dell’andamento della pandemia in Svezia ma, con il regista de La teoria svedese dell’amore Erik Gandini, ci propone qui anche importanti spunti di riflessione su che impatto abbia avuto in questa emergenza sanitaria lo spiccato individualismo svedese combinato con gli effetti della privatizzazione della sanità.
Invitandoci a riflettere sulla inefficacia e la responsabilità di politiche che si limitano alla gestione “razionale” dello status quo, mettendo al centro il funzionamento del sistema e non l’interesse reale per le persone.

L’editoriale è tratto da Left del 6-12 novembre 2020

Leggilo subito online o con la nostra App
SCARICA LA COPIA DIGITALE

SOMMARIO

Commenti

commenti

Condividi