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La presidente Von der Leyen ha annunciato un intervento di Bruxelles su test e tracciamenti per sostenere i Paesi Ue nella lotta al Covid. L’auspicio è che sia il primo passo verso la costruzione di un’Unione che abbia come priorità la salute di tutti i cittadini europei

Cento milioni di euro per assicurare tamponi agli aeroporti e garanzia europea per l’approvvigionamento agli Stati di test rapidi di massa. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, fa il punto sul ritorno della bufera Covid in Europa proprio mentre Merkel, Conte, Macron e Sánchez annunciano i nuovi lockdown, più o meno light, in Germania, Italia, Francia e Spagna.

La presidente riconosce che le cose non sono andate per il verso giusto. Il deconfinamento è avvenuto troppo presto e in modo troppo massiccio. Le impreparazioni sono state troppo grandi. Il coordinamento europeo inadeguato. La Commissione agirà dunque in modo più diretto. È una novità, piccola e tardiva, per una Ue abituata a vigilare parametri e ad affidarsi al mercato.

Ma la bufera Covid è tornata dopo la tregua estiva e soffia ancora più forte. Altro che ripresa economica col ritorno dei giochini “austeri”. Qui c’è da sperare che reggano i sistemi sanitari ad un impatto violentissimo. Addirittura Merkel dubita su quello tedesco, che pure è quello messo meglio in Europa. Macron dice che si rischia in Francia di essere travolti. Spagna e Italia fanno la conta dei posti letto. Sarà bene chiedersi cosa è successo dopo che i grandi sforzi di cittadine e cittadini, al lavoro sui fronti della pandemia o confinati in casa, avevano fatto abbassare la “febbre”.

Deconfinamento non ben riuscito, dice Von der Leyen. Dovrebbe ricordarsi gli inviti a far ripartire il turismo lanciati un po’ da tutti nell’ansia di cominciare a riprendere i punti di Pil caduti sotto i colpi del Covid. Si è riaperto senza neanche quei tamponi agli aeroporti di cui oggi dice di volersi far carico come Ue. Avevamo parlato di questo strumento su Left, ad inizio estate, segnalandolo come un primo passo urgente che si sarebbe potuto fare per garantire a livello europeo la salute delle persone e magari dar vita ad un bozzolo di Servizio sanitario pubblico europeo.

Non se ne è fatto niente. Invece si è lasciato a ciascuno Stato la possibilità di rivolgersi al Mes, un assurdo organismo improprio di una Unione politica. Quando sarebbe stato, e sarebbe tutt’ora, opportuno scioglierlo, recuperando soldi che nessuno vuole ricevere in quel contesto, per costruire un fondo comunitario condiviso per…

L’articolo prosegue su Left del 6-12 novembre 2020

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