Con l’arrivo della pandemia da Coronavirus le nostre vite hanno subito cambiamenti radicali in quasi tutti i modi e ovunque, poiché in tutto il mondo ci sono state limitazioni di diritti fondamentali dell’individuo per contenere la diffusione del virus. Con i lockdown e l’inizio dell’isolamento, sono cominciati ad aumentare le segnalazioni di tutte le forme di violenza contro donne in particolare quelle che interessano direttamente la violenza domestica. Per ricordare la giornata odierna vogliamo affrontare alcuni aspetti essenziali che dovrebbero riguardare le attività di prevenzione. Partiamo da un assioma. La violenza contro le donne è argomento che riguarda ciascuno di noi. Dovremmo riflettere su come riuscire a prevenire e a rallentare quest’ondata di crimini.

Il primo aspetto, e credo il più importante, è quello dell’ascolto. Quando una donna condivide la sua storia di violenza, fa il primo passo per spezzare il ciclo degli abusi, per cui, sta a tutti noi darle lo spazio sicuro di cui ha bisogno per parlare con tranquillità e fiducia ed essere ascoltata. Non dimentichiamoci che quando si discute di casi di violenza sessuale, i vestiti, l’apparenza e la sessualità di una vittima sono irrilevanti. Occorre concentrarsi sull’autore del reato che spesso chiama la vittima in causa incolpandola d’istigazione quasi come se spettasse alle donne evitare situazioni che potrebbero essere viste come “pericolose” dagli standard tradizionali (tipo indossare una minigonna o un vestito attillato). Il primo grave errore che si commette nell’ascolto di una vittima di violenza è di dire “perché non è fuggita?”. La vittima invece va ascoltata, creduta e supportata moralmente e psicologicamente. Un altro aspetto molto importante in questo contesto è l’esempio che diamo alle giovani generazioni. Con i nostri figli occorre parlare dei ruoli di genere delle caratteristiche e dei rapporti tra uomini e donne. È necessario incoraggiare e far comprendere loro l’importanza della cultura dell’accettazione e del confronto.

Chi è vittima di violenza oltre a vedere punito l’autore del reato, ha necessità di servizi essenziali, dal supporto psicologico sino alle attività di consulenza e alle case rifugio per vittime di violenze. Questo ancor di più durante la pandemia di coronavirus. I governi dovrebbero colmare le lacune di finanziamento per affrontare la violenza contro donne, garantire che i servizi essenziali per le sopravvissute alla violenza siano mantenuti durante questa crisi, attuare misure di prevenzione e investire nella raccolta dei dati necessari per adattare e migliorare i servizi salvavita per le vittime. Nella mia esperienza di studio e di ricerca sui crimini violenti ho riscontrato spesso come si tenti di offuscare il confine sul consenso sessuale, attribuendo la colpa alle vittime e quasi scusando l’autore del reato. Quando si tratta di consenso, non ci sono linee sfocate. Un no è un no! Voglio ricordare al lettore che esistono molte forme di abuso e tutte possono avere gravi effetti fisici ed emotivi. Occorre dare immediatamente sicurezza e sostegno senza mai tentare di stemperare i fatti.

La violenza contro le donne è tra le violazioni più gravi dei diritti umani che si perpetua da secoli. Le vittime hanno bisogno di solidarietà e ascolto e non di persuasione a desistere e magari a non denunciare. La cultura dello stupro spesso si forma nell’ambiente sociale e consente di normalizzare e giustificare la violenza sessuale, alimentata dalle persistenti disuguaglianze di genere e dagli atteggiamenti riguardo al genere e alla sessualità. La violenza può assumere molte forme, comprese le molestie sessuali sul posto di lavoro e nei luoghi pubblici. Credo che per combattere efficacemente la violenza di genere, dobbiamo comprendere a fondo il problema. La raccolta di dati pertinenti al fenomeno è fondamentale per attuare misure di prevenzione efficaci e riuscire fornire ai sopravvissuti il ​​giusto supporto. Un dato inaccettabile e gravissimo che va denunciato con forza è che quasi l’80% delle vittime di violenza ha denunciato almeno una volta in suo aggressore! Occorrerà impegnarsi tutti ciascuno nel suo campo per vincere l’attuale immobilismo che, direttamente o indirettamente, ci rende tutti complici di una strage silenziosa ma quotidiana.

Vincenzo Musacchio, giurista, è professore di diritto penale. Associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra

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