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Proporre racconti della tradizione popolare dove ci sono prove da superare per protagonisti ingegnosi e sensibili. È l’idea che ha ispirato la scrittrice toscana, autrice di “Ti racconto le fiabe”. E in questo dialogo con l’archeologa Cinzia Murolo dice: «Sono narrazioni semplici ma di grande spessore e significato»

Conosco Paola Zannoner da molto tempo, da quando a Massa Marittima frequentai il mio secondo corso di scrittura creativa. Allora era già una scrittrice affermata, e tutor di laboratori, con una lunga gavetta alle spalle, iniziata nel 1986 da bibliotecaria nella Biblioteca di documentazione pedagogica di Firenze nel dipartimento di letteratura giovanile. Poi negli anni Novanta ci sono state le collaborazioni alle riviste di letteratura per ragazzi, e quella con la casa editrice Giunti come consulente e formatrice del corpo docente nei progetti di lettura. Nel 1998 la svolta: in contemporanea pubblica due romanzi, un giallo per Mondadori e una biografia per Giunti, che ricevono subito premi e attenzione da parte della critica. Da allora non si è più fermata, e oggi ha all’attivo una cinquantina di libri – presenti nei cataloghi di Mondadori, De Agostini, Giunti, Ediciclo – destinati ai bambini, agli adolescenti e agli adulti. Nel 2018 le è stato assegnato il Premio Strega ragazze e ragazzi con lo straordinario romanzo corale L’ultimo faro pubblicato da De Agostini.

Non è stato facile, scrivere per ragazzi non è “un gioco da ragazzi” nel nostro Paese, dove c’è ancora chi crede che questa sia una forma di letteratura minore, e che invece nelle scuole si dovrebbe far leggere solo “i classici”. Ma se c’è una cosa che s’impara da Paola, prima ancora delle tecniche di scrittura, è il rigore professionale, l’attenzione per il mondo in sempre più veloce trasformazione, e la necessità della ricerca. Doti che, oltre quella della fantasia, le hanno permesso di recente di cimentarsi anche nel romanzo storico per adulti, Il bardo e la regina (De A Planeta), con ottimi risultati.

Ho appena letto il suo ultimo lavoro, edito da Giunti, Ti racconto le fiabe, sapendo che era germinato durante i duri mesi del lockdown. Fiabe conosciute, altre meno, alle quali Paola, come un’antica cantrice, ha tolto o aggiunto particolari, talvolta rispolverando dal passato finali dimenticati. Sarebbe stato facile cadere, nel contesto duro dell’isolamento, nel puro passatempo, nell’incoraggiamento all’evasione, soprattutto per i più piccoli. E invece questo libro è qualcosa di più, anche perché le fiabe non sono solo questo. Hanno preso sostanza dai racconti del popolo, dalle donne al telaio, dalle veglie dei contadini, dalle storie dei marinai e dei mercanti. Si modificano nel tempo ma non troppo, dove le prove da affrontare e le trasformazioni del sé sono una costante. Paola fa anche qualcos’altro: sceglie accuratamente le fiabe partendo dai suoi piccoli destinatari, dalla relazione che ha con loro. Così ogni racconto ha un’introduzione e una…


L’articolo prosegue su Left dell’18-24 dicembre 2020

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