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Alla Borsa di Chicago sono stati lanciati i futures dell’acqua. Ovvero i famigerati prodotti derivati che aprono le porte alla speculazione incontrollata sul più importante bene comune della Terra insieme all’aria

L’entrata in Borsa dell’acqua è il risultato di una lunga serie di passaggi. All’inizio c’è stata la “petrolizzazione” dell’acqua. L’hanno annunciata, proclamata sin dagli anni 70. La “petrolizzazione dell’acqua” (di cui ho parlato la prima volta nel libro Le manifeste de l’eau del 1998) ha guidato la maniera di immaginare e vedere l’acqua nelle società industrializzate e “sviluppate”. Cosi, nel 2020 l’oro nero (il petrolio) ha una compagna “ufficiale”, l’oro blu (l’acqua).
La mercificazione dell’acqua è stata al centro della “petrolizzazione”. Il petrolio è una merce. Anche l’acqua lo è diventata. Il petrolio è una risorsa/merce non rinnovabile, l’acqua è rinnovabile ma l’abbiamo resa, specie sul piano della qualità buona per usi umani, una risorsa scarsa in via di rarefazione. Il valore economico del petrolio, il solo che conta nel suo caso, è determinato in Borsa. La politica energetica delle nostre società non è decisa principalmente dai poteri pubblici ma dal prezzo del petrolio grezzo stabilito dai mercati finanziari.

Con l’entrata in Borsa, il prezzo dell’acqua, il cui valore per la vita va largamente al di là della sua utilità economica, sarà, fra non molto, un prezzo mondiale e la politica idrica mondiale (ma anche continentale e “nazionale”) sarà dettata dagli operatori attivi nei vari mercati finanziari, per di più speculativi. La mercificazione dell’acqua minerale è stata ancora più rapida e massiccia. In pochi decenni l’acqua minerale è diventata il bene di consumo commerciale i fra i più preferiti dalla pubblicità televisiva. I poteri pubblici si sono sbarazzati del suo governo svendendone la gestione dell’uso e della sua cura alle grandi compagnie multinazionali quali Nestlé, Danone, Coca-Cola, PepsiCola…

Poi è venuta… la privatizzazione dell’acqua e la sua monetizzazione e finanziarizzazione (bancarizzazione compresa)
I poteri pubblici hanno oramai poco da dire. Sono in posizione subordinata in moltissimi Paesi del mondo dove i poteri decisionali sono passati, a seguito della privatizzazione della gestione dei servizi idrici, nelle mani di società private per le quali l’acqua è puramente un prodotto utilitario. Non per nulla le società di gestione sono chiamate utilities. Nell’Unione europea, con l’adozione della Direttiva quadro europea sull’acqua dell’anno 2000, i poteri reali di decisione nel campo dell’acqua sono stati affidati agli stakeholders (i portatori d’interesse) le cui scelte, specie per le società multiutilities e, ad ogni modo, delle società idriche quotate in borsa, sono valutate e giudicate dai…

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L’autore: Riccardo Petrella è professore emerito dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio).
È autore de “Il manifesto dell’acqua”, Ed. Gruppo Abele, 2001, (edizione originale “Le manifeste de l’eau”, 1998), promotore del Comitato internazionale per il contratto mondiale dell’acqua sin dal 1997 e dell’Agorà degli abitanti della terra


L’articolo prosegue su Left del 15-21 gennaio 2021

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