Gli attacchi del presidente brasiliano contro la sinistra e le minoranze, e le misure intraprese per armare “il suo popolo” - cioè chiunque sia disposto a difenderlo “quando arriverà il momento” - preparano la strada alle elezioni presidenziali del 2022. Con il placet dei militari

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, dopo aver visto le scene dell’assalto di Capitol Hill da parte degli estremisti di destra, adepti di QAnon e adoratori di Donald Trump, li ha immediatamente assolti, giustificando le loro azioni violente: era il popolo che stava protestando per conclamati brogli elettorali. «C’era gente che aveva votato tre o quattro volte! Pure i morti avevano votato da quelle parti». La mancanza di fiducia della gente ha generato il problema, così ha sentenziato, chiosando con una previsione allarmante che sapeva di auspicio: «Se nel 2022 ci sarà il voto elettronico, qui succederà lo stesso!».
Le intenzioni di Jair Bolsonaro di spingere il Brasile a una guerra civile nel caso non venga riconfermato al Palacio do Planalto, la sede presidenziale in Brasilia, sono spesso emerse dalle sue parole e azioni. Con una chiara strategia attuata sin dall’inizio dal suo governo, ha spianato le porte ai militari, dandogli oltre 6mila incarichi governativi, prima occupati da civili. Un sogno non nuovo per J. M. Bolsonaro, anzi trentennale, desiderato e voluto dalle sue prime apparizioni in Tv.

Nel libro A escolha, pubblicato a ottobre del 2020, l’ex presidente Michel Temer ha rivelato candidamente un importante retroscena sul processo di impeachment a Dilma Rousseff, al quale aveva partecipato con grande entusiasmo. L’ex-presidente strappata dal potere avrebbe «disturbato i militari» con l’istituzione della Comissão nacional da verdade, che aveva raccolto una vastissima documentazione sulla dittatura militare brasiliana (1964-1985) e sui crimini commessi. L’intenzione di Rousseff di modificare la legge di amnistia che aveva graziato militari responsabili di omicidi, sequestri e torture agli oppositori del regime era inaccettabile per gli alti vertici delle Forze armate. Il potere le doveva essere tolto con qualsiasi pretesto, scrive Temer nel suo libro.

È dall’incontenibile desiderio di autoproclamarsi un dittatore che derivano i discorsi di odio di Bolsonaro verso la sinistra e le minoranze, così come le misure intraprese per armare “il suo popolo”, cioè, chiunque sia disposto ad imbracciare un’arma per difenderlo “quando arriverà il momento”, ovvero, le elezioni presidenziali del 2022.
I preparativi sono già iniziati. Il 15 aprile del 2020, di fronte all’inerzia dello Stato, la Suprema corte brasiliana ha dichiarato che sindaci e governatori potevano promulgare misure d’isolamento e di distanziamento sociale per fermare il dilagare della pandemia di Covid-19. Per i giudici della Corte, Bolsonaro stava utilizzando i suoi poteri per mettere in atto «una politica pubblica di carattere genocida», promuovendo assembramenti e sminuendo le misure raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Con un sistematico attacco sui social network, J. M. Bolsonaro scaricò la…


L’articolo prosegue su Left del 15-21 gennaio 2021

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