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È una materia bistrattata nel sistema scolastico italiano, finita nel calderone indistinto della geostoria. Eppure lo studio della geografia serve per avere una formazione completa, per comprendere e apprezzare di più la letteratura, ad esempio. Ma non solo. Essa ci fornisce punti di riferimento, mappe ideali

«Parma!», risponde uno degli studenti de Il Collegio 5, il reality show trasmesso da Rai 2 tra ottobre e novembre 2020, al professore Raina che gli ha chiesto quale fosse il capoluogo della Sicilia. «Cosa divide la Sicilia dalla Calabria?», insiste il professore. «Lo stretto di Bering!», risponde senza incertezza lo stesso alunno, diciassettenne. La realtà stravolta dalla tv? Tutt’altro.
In una lettera inviata nel 2018 a Tecnicadellascuola.it una professoressa di una seconda media scrive(va): «Parlando della dominazione spagnola in Italia, ho accennato ai Promessi Sposi: «È un romanzo ambientato sul lago di Como», spiego. “Ma dove sta Como?”, mi sento chiedere. Piuttosto contrariata dall’ignoranza dimostrata, rispondo: “In Lombardia, non lontano da Milano!”. “Ah, io credevo stesse nel Lazio!”, è il commento di un’alunna».

I ragazzi hanno una conoscenza troppo spesso inadeguata della geografia. A partire da quella italiana. Gli indizi di questo declino della conoscenza dei luoghi e della loro localizzazione si rincorrono. Sovrapponendosi. Le testimonianze, si fanno sempre più numerose. Dimostrando che a scuola, dalle elementari alle superiori, la geografia ha assunto un ruolo marginale, da tempo. Spazi più che esigui negli orari, certo. Ma non solo. Così nei licei è addirittura assente come singola materia. Dopo l’accorpamento con la storia e quindi la creazione della “geostoria”. Un sapiente mix nelle intenzioni, forse. Nella realtà, un guazzabuglio. Nel quale la geografia ha un ruolo più che marginale rispetto alla storia. Con i libri di testo generalmente sprovvisti perfino delle carte geografiche.

Negli istituti tecnici economici, ad eccezione dell’indirizzo turismo, è presente solo al biennio per 3 ore settimanali. Mentre nei tecnici tecnologici è prevista un’ora, per l’intero ciclo di studio di 5 anni. Il problema è che in entrambi gli istituti è possibile che ad insegnare la geografia sia chiamato il docente di scienze, che nel corso degli studi universitari potrebbe non aver sostenuto nessun esame specifico. Potrebbe essere chiamato il docente di scienze, non solo se “perdente posto”. L’Associazione italiana insegnanti di geografia a ottobre 2019 ha controllato a campione gli organici di diritto di alcune province e sono emerse stime allarmanti: circa il 25 per cento delle ore di geografia che si dovevano potenzialmente assegnare alla classe di concorso A21 “Geografia” nell’anno scolastico 2019/2020, sono state attribuite ad altre classi di concorso, senza una motivazione lecita. Negli istituti professionali la geografia è…


L’intervista prosegue su Left del 22-28 gennaio 2021

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