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Il rapporto armonico tra edificio e natura, l’uso di tecniche delle civiltà antiche e l’influenza del mondo iconografico dei nativi americani. Viaggio nell’architettura di Frank Lloyd Wright a partire da un docufilm e dalla Casa Hagan, a 25 anni dalla sua apertura al pubblico

L’architettura di Wright è pervasa più o meno esplicitamente da un forte legame con le culture dei popoli che erano fiorite sul suolo delle Americhe e dall’importanza di integrare l’architettura al paesaggio con lo spazio costruito. Questo aspetto è fondamentale oggi in un periodo in cui è forte il dibattito sulle trasformazioni con cui l’architettura dovrà misurarsi rispetto all’ambiente e alla giustizia sociale.
A ottobre 2020 è uscito il docufilm Unity Temple: Frank Lloyd Wright’s Modern Masterpiece di Lauren Levine con la voce narrante di Brad Pitt e dedicato al restauro conservativo della prima opera pubblica di Frank Lloyd Wright, lo Unity Temple (1905-1909, Oak Park, Illinois).

Il processo di restauro dell’edificio, definito da Wright come il suo contributo all’architettura moderna, mette in evidenza l’attitudine dell’architetto ad ispirarsi all’arte e alle tecniche delle civiltà antiche, ad esempio quella giapponese, evidente nelle rifiniture degli interni, e quella mesoamericana per il complesso monumentale dell’insieme. Nel documentario si cita un riferimento all’antica tecnica costruttiva neolitica – e sostenibile – della terra battuta. Tecnica dell’architettura vernacolare diffusa in Himalaya e in Cina che in breve consisteva nella stratificazione di terra (sabbia, ghiaia e argilla) distribuita e compressa a strati successivi in una cassaforma lignea.

In questa opera, come quelle che seguiranno nella lunga carriera di Wright, sia pubbliche che private, emerge l’importanza del disegno della luce nella idea generale dello spazio che attribuisce all’architettura un livello di definizione poetica. Lo Unity Temple è un’ opera di passaggio nel percorso progettuale di Wright; infatti sembra essere molto diversa da quelle che seguiranno per il rigore compositivo razionale dell’insieme, prefigurando il Revival Maya degli anni 20.

La ricerca degli anni 1911-1939
Dopo l’incontro con Mamah Borthwich Cheney, traduttrice della scrittrice femminista svedese Ellen Key, Wright iniziò una nuova vita con lei nella casa studio di Taliesin Spring Green (1911-Wisconsin) manifesto del suo nuovo modo di pensare l’architettura nel paesaggio naturale. Seguiranno anni di grande trasformazione nel contesto contemporaneo dell’architettura. Per quanto riguarda Wright la sua vita venne segnata da una tragedia, l’omicidio della stessa Mamah Borthwich, dei due figli di lei e di altre persone ad opera di un lavorante a Taliesin. (come viene raccontato nel romanzo di T.C. Boyle Le donne, Feltrinelli, 2009). In seguito, per alcuni anni Wright visse in Giappone dove progettò anche l’Imperial Tokyo Hotel (1919-1923, poi demolito nel 1968). Successivamente in California negli anni 20 realizzò le …


L’articolo prosegue su Left del 5-11 febbraio 2021

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