Ventitre ministri, ma solo otto donne quasi tutte senza portafogli e nessuna delle quali indicata dalle forze di centrosinistra. Si capisce anche dai numeri del nuovo governo la difficoltà di fare spazio alle donne nel nostro Paese.

Già prima di questa fase difficile dovuta alla pandemia l’incapacità di valorizzare l’intelligenza, le competenze e la partecipazione delle donne era uno dei principali fattori di arretratezza dell’Italia, ma ora non ci possiamo più permettere di fare a meno di noi donne. Sono state tre ricercatrici dello Spallanzani, Maria Rosaria Capobianchi, Concetta Castilletti e Francesca Colavita, ad aver isolato per la prima volta in Europa e per la terza al mondo il nuovo coronavirus e siamo state noi donne a mandare avanti tanti servizi essenziali in questo anno di pandemia. Lo sapevamo anche prima e lo ha certificato anche la Banca d’Italia: il fattore D – ossia la presenza delle donne nelle posizioni apicali – fa bene alla società, alla politica, all’economia. Ma ora credo sia più evidente ai più che le donne sono il motore propulsore del Paese ed è per questo che l’alleanza “Half of It-Donne per la salvezza” chiede che metà dei fondi che l’Unione europea ci mette a disposizione per il rilancio dell’Italia siano dedicate alle pari opportunità. Perché senza noi donne non c’è ripresa, ma anche perché siamo capaci di innescare cambiamenti stupefacenti.

Un antico proverbio cinese che Amnesty International ha adottato come suo motto, “meglio accendere una candela che…


L’articolo prosegue su Left del 26 febbraio – 4 marzo 2021

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