Che la Basilicata sia piena di petrolio si sa da decenni. Ad oggi è la regione dove si estrae l’80% di tutto il petrolio italiano. Quel che si sa meno è che da un paio di mesi è entrato in funzione un nuovo impianto, un sito di estrazione, stoccaggio e prima raffinazione degli idrocarburi. Stiamo parlando del centro olio Tempa Rossa che si nasconde – più o meno – nell’alta valle del Sauro, nel cuore della Basilicata e a ridosso dell’area protetta del Parco Regionale di Gallipoli.

Sotto la montagna di Corleto Perticara (Pz) infatti si trova un enorme giacimento petrolifero, scoperto nel 1989 dalla Enterprise Oil e dalla Fina, e ora in mano a Total E&P Italia, operatore incaricato dello sviluppo del progetto, Mitsui E&P Italia B S.r.l. e Shell. L’impianto è composto da 5 pozzi già attivi, un sesto in costruzione e altri due in attesa delle autorizzazioni. Le aziende stimano che il giacimento possa contenere più di 480 milioni di barili di greggio e l’obiettivo è produrre 50mila barili di petrolio al giorno, 230mila metri cubi di gas naturale, e 240 tonnellate di Gpl. Il centro oli Tempa Rossa è nato per trattare il greggio grezzo prima di immetterlo nell’oleodotto che lo porta alle raffinerie di Taranto.

Il giacimento di Tempa Rossa, come detto, non è né il primo né l’unico in Basilicata. L’area industriale più nota è costituita dal centro olio Val d’Agri di Viggiano (Pz) e dall’omonima concessione, il più grande giacimento sulla terraferma dell’Europa occidentale. Gestito da Eni, sono vent’anni che fornisce olio e gas. 

La nuova concessione invece si estende principalmente sul territorio del Comune di Corleto Perticara e di Gorgoglione (Mt). I lavori di costruzione del centro oli sono iniziati nel 2013 e terminati nel 2018. Nel 2020 sono iniziate le prove sperimentali d’estrazione. E i problemi. Gli abitanti dei comuni vicini hanno iniziato a notare delle anomalie: fiammate improvvise di giorno e di notte, fumi densi e neri ed esalazioni maleodoranti.

Nonostante tutto, il 14 dicembre dello scorso anno l’impianto è…


L’articolo prosegue su Left del 26 febbraio – 4 marzo 2021

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