Gli scioperi proclamati dai lavoratori essenziali della gig economy – logistica e consegne di Amazon per il 22 marzo; rider per il 26 marzo – tornano a raccontarci la metropoli come luogo di conflitto, incrinando la narrazione falsa e strumentale di una società eccellente e pacificata. Rompere la quarta parete dello spettacolo del tardo capitalismo, immersi nel quale abbiamo scambiato un fasullo potere d’acquisto per benessere collettivo; rovesciare la retorica secondo cui «tutto va bene» e «viviamo nel migliore dei mondi possibili». Abbiamo cercato di fare questo rivisitando in chiave contemporanea il Candido di Voltaire. In un futuro che è il nostro presente tra dieci minuti, in una città che ovunque dispiega i suoi dispositivi di controllo, Candido è un rider. Uno schiavo dell’algoritmo che – riscoperta la dimensione collettiva della vita, quella che l’ideologia dominante delle Big Tech annichilisce –, prende coscienza della sua condizione, decide di ribellarsi e insieme agli altri invisibili tenta di costruire un altro possibile modo di vivere.

I Diavoli

1.2 Estate – Candido e la bicicletta

Divorata in un attimo la colazione, vestitosi di tutto punto, indossata la pettorina verde fluorescente per le consegne e preparato lo zaino dello stesso colore, prima di prendere la bici Candido si collega in fretta a Voltaire. […]
Come sempre, il primo volto che appare sullo schermo è quello di Pangloss. Oggi il filosofo compare alle pendici di un alto monte innevato, circondato da mucche che scampanellano brucando e da monaci buddisti avvolti nelle loro tuniche arancioni in consapevole adorazione del creato; il tintinnare delle mucche e il salmodiare dei monaci sono accompagnati dal pizzicato di un sitar in sottofondo, a restituire alla scena la giusta e doverosa spiritualità. “Un cittadino modello sa qual è la posizione nel mondo che intende raggiungere. E per quanto il suo obiettivo sia difficile, esiste sempre una maniera di superare gli ostacoli” pontifica il volto di Pangloss, che si staglia in quello splendido paesaggio sacrale e bucolico. […]
A ben vedere, nel quartiere dove vive gli unici rumori sono quelli delle macchine scassate degli abitanti che si recano al lavoro nei poli logistici della pianura che circonda la città, dove una volta c’erano fiumi e boschi e ora giustamente ci sono magazzini, capannoni e nodi di scambio commerciale, e l’aria è talmente pesante e plumbea, anche d’estate, che più che alle bollicine fa pensare all’asfalto grigio con cui si fonde e confonde. […]
Passato da uno dei vari magazzini oltre la tangenziale in cui raccoglie il cibo da consegnare, tornato verso il centro e attraversata la prima stazione di controllo sulla circonvallazione, effettuato lo scanner biometrico, Candido con il suo bagaglio di entusiasmo entra finalmente nella zona privilegiata della città. La giornata lavorativa comincia però con un piccolo intoppo. Mentre si trova in un quartiere incluso di recente costruzione poco distante dal suo, nel quadrante sud, progettato dal Consiglio della città per accogliere i nuovi investimenti sullo sviluppo della tecnologia, capitali attratti grazie a un intelligente e prezioso abbassamento del costo del lavoro, non riesce più a raccapezzarsi su quale strada prendere. La mappa virtuale di Voltaire, cui è collegato attraverso il telefonino, segna davanti a lui una strada da cui è possibile imboccare, al secondo semaforo, la traversa che lo conduce agli uffici dove deve consegnare i cornetti e i caffè per la colazione. Ma di fronte a sé Candido vede solo un enorme grattacielo stracolmo di balconi, ognuno dei quali offre una collezione di piante mediterranee e tropicali tali da renderlo un vero e proprio bosco verticale.
“L’hanno appena costruito” lo informa un ragazzo in bicicletta con una mantellina e uno zaino come i suoi, anche se di un altro colore. Un giovane adulto alto e allampanato, dalle gambe lunghissime, ancora un po’ brufoloso e con un ciuffo di capelli rossi che fuoriesce dal caschetto di ordinanza.
“Spillo, amico mio! Che ci fai qui, hai finalmente cominciato a lavorare anche tu?” esclama felice Candido.
“Lascia perdere, Candido, è da tre giorni che faccio consegne e ho già voglia di dare fuoco a tutto e ammazzare quegli stronzi a cui portiamo da mangiare. Che senso ha rompersi il culo sul sellino tutto il giorno per portare a casa cinquanta crediti, se ti va bene, mentre ’sta gente ne guadagna a migliaia senza fare un cazzo?” borbotta Spillo smanettando sullo smartphone.
“Sempre a brontolare, amico mio, sai benissimo che più loro guadagnano, più generose saranno le mance. Se bruci tutto, poi chi ce li dà i crediti, ci portiamo la colazione l’uno con l’altro?” esclama sorridendo il nostro simpatico protagonista.
“Santa pazienza, Candido, sei irrecuperabile” mugugna il rosso. “Vieni di qui, va’, per circumnavigare questo palazzo infestato di piante rampicanti dobbiamo tornare indietro e prendere la seconda a destra. Manco le mappe aggiornano più in tempo reale…”
Poi gli dà appuntamento per il pranzo nel parchetto situato poco sotto la piazza circolare sopraelevata. […] Così, all’ora di pranzo, colmo di gioia, Candido giunge infine in un giardinetto spelacchiato, circondato da nastri gialli e reti pericolanti, che si trova sotto la piazza e dove i lavoratori possono riunirsi in santa pace. […]
Per tutta la mattina non ha fatto altro che pedalare come un forsennato pensando alla sua adorata Cunegonda, e adesso può concedersi il meritato riposo. Non sa, il nostro amato Candido, che Spillo è su tutte le furie perché, terminata una consegna, non ha ricevuto la mancia che si aspettava, e quindi non ha sorriso e ringraziato come richiesto dal contratto di assunzione firmato in triplice copia con lo scanner biometrico, e ora teme un provvedimento disciplinare. Non sa, il nostro tenero eroe, che i suoi nuovi amici passano il tempo della pausa pranzo a lamentarsi dei lunghi orari di lavoro e dei salari bassi, della fatica e dei rigidi controlli cui sono sottoposti senza ricevere in cambio adeguate garanzie e tutele.

(estratto da Candido di Guido Maria Brera con I Diavoli, La Nave di Teseo)

Il libro

Pubblicato da La Nave di Teseo “Candido” è una rilettura del celebre testo di Voltaire. Il protagonista non è più il giovane ingenuo del libro del filosofo francese, ma un rider che, per guadagnarsi da vivere, pedala senza sosta su e giù per la città al soldo dei colossi del delivery. Ed è un algoritmo il sovrano che tutto sorveglia e tutto stabilisce, sostenuto con forza da un novello Pangloss che appare come un ologramma sulle facciate dei palazzi, ripetendo in ogni angolo della città il potente mantra: “Tutto va bene”. Una serie di tragicomici eventi fa maturare in lui il disincanto, finché esplode la rabbia di chi si accorge di essere solo la minuscola parte di un ingranaggio di una società al collasso, nella quale solo i più ricchi possono sopravvivere.

Gli autori sono Guido Maria Brera che nel 2014 ha pubblicato il romanzo I Diavoli. La finanza raccontata dalla sua scatola nera, best seller da cui è stata tratta la serie tv su Sky. Per La nave di Teseo ha scritto Tutto è in frantumi e danza (2017, con Edoardo Nesi) e La fine del tempo (2020). Il collettivo I Diavoli è un laboratorio di narrazioni nato sul web per espandere l’universo dell’omonimo romanzo di Guido Maria Brera. “Informare raccontando” è la formula che restituisce il senso di un’attività di produzione on line e non solo, che racconta i grandi eventi di questo tempo

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