Prof 1 …E invece dovrebbero essere loro, le maestre e i maestri delle elementari, dovreste essere voi, i prof delle medie e delle superiori a fare dei corsi di aggiornamento a noi docenti universitari. Loro dovrebbero aggiornarci su come si riesce a far sentire a proprio agio, come in famiglia, qualcuno con cui non avresti legami, se non quelli della convenzione sociale per cui tu sei lì a insegnare e lei o lui, lì a imparare.

Prof 2 E invece da noi alle medie venite sempre voi! Ma è giusto: serve a far capire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi cosa li aspetta quando cresceranno.
Prof 1 Però finisce a volte solo per spaventarli, purtroppo. La chiave dell’insegnamento è l’emotività, e nella scuola, in tutti i comparti, ci sono tanti problemi; ma il primo, a mio avviso, è la mancanza di continuità emotiva. Mi spiego meglio. Quando gli alunni dalle elementari passano alle medie, molto spesso subiscono un trauma emotivo. Il trauma, ad esempio, di passare da una situazione in cui si dà del tu alla maestra, a un’altra in cui il prof è già più distante: è meno mamma, meno papà, meno Dad mi verrebbe da scherzare, e più impiegato statale.

Prof 2 Ed è lì infatti che si rompe già qualcosa. Ma lo Stato siamo noi, come la storia. Dovremmo dirlo in classe che lo Stato sono anche loro, le ragazze e i ragazzi che vengono a scuola. Però questo significa che bisogna mettere il sistema sottosopra, per come la vedo io.

Prof 1 E tu pensa al concetto giornalistico molto usato nella pubblicistica anglofona della piramide invertita. Ovvero: se scrivi un pezzo di cronaca, la base della piramide, le fondamenta, i dati più importanti vanno all’inizio, mentre il picco della piramide, quello che dovrebbe puntare al sole, è in realtà, negli articoli di giornale, riempito di dettagli che il redattore può facilmente tagliare; e per questo che vanno alla fine. Ecco che giri la piramide sottosopra. La società e la scuola di rimando sono invece piramidali nel senso canonico e più brutto del termine: c’è tanta gente alla base della piramide, che viene schiacciata dalle gerarchie più alte; che a scuola sono chi teoricamente ne sa di più. Il picco insomma. I molti sono schiacciati dai pochi, la storia di sempre. La scuola invece per me dovrebbe fare come il giornalismo. In classe, in tutte le classi, la cosa più importante sono loro, i molti; voglio dire, le fondamenta, non i piani alti, non noi che rischiamo di esser visti ex cathedra. Senza di loro cadiamo anche noi. Gli studenti, non solo ci danno lavoro, ma ci legittimano, sono loro a…
(continua)

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Gli autori: Pierluigi Barberio, (Prof 2), è un professore di scuola secondaria di primo grado. Enrico Terrinoni (Prof 1) è professore ordinario di Letteratura inglese all’Università di Perugia e traduttore


L’articolo prosegue su Left del 19-25 marzo 2021

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