«Già all’inizio del Ramadan - racconta da Gaza Meri Calvelli, direttrice del centro culturale Vik - Gerusalemme è stata lasciata alla mercé di gruppi di coloni autorizzati a girare armati. Hanno distrutto negozi di arabi e aggredito fedeli musulmani». Poi la situazione è precipitata

Una nuova escalation di violenza riporta all’attenzione dell’opinione pubblica uno dei più irrisolti conflitti dei nostri tempi, quello israelo-palestinese. Colpisce come dai media ufficiali l’oppressore venga immancabilmente trasformato in vittima e l’oppresso in terrorista. Al coro internazionale levatosi a sostegno del diritto di Israele a difendersi dai razzi lanciati da Hamas non ha fatto eco il diritto altrettanto legittimo del popolo palestinese a difendersi dall’espropriazione illecita di case e di terre e da una feroce occupazione militare che si protrae da oltre 50 anni. Occupazione noncurante di leggi internazionali e risoluzioni del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, responsabile di un sistema di controllo e segregazione razziale che anche organizzazioni israeliane per la difesa dei diritti umani come B’Tselem non esitano a definire un regime di apartheid.

Sarebbe importante quanto necessaria una analisi profonda sull’evidente scotomizzazione della realtà di oppressione che vive il popolo palestinese da parte dei media e dell’opinione pubblica internazionale e che forse non dovrebbe esaurirsi in considerazioni legate a interessi ed equilibri geopolitici. La politica di pulizia etnica messa in atto dal governo di Israele crea una profonda inquietudine nel riecheggiare una delle più grandi tragedie umanitarie del XX secolo di cui proprio il popolo ebraico è stato la principale vittima.

Per capire come si è innescato questo ennesimo scontro, che vede la Striscia di Gaza nuovamente teatro di una massiccia offensiva militare israeliana, ci avvaliamo della testimonianza diretta di Meri Calvelli che a Gaza vive e lavora da anni. Direttrice del Centro italiano di scambio culturale Vik, fondato a Gaza City in memoria dell’attivista per i diritti umani Vittorio Arrigoni, Meri è una profonda conoscitrice della questione palestinese. Da anni è impegnata con la ong Acs in progetti di sviluppo e cooperazione a Gaza dove ha vissuto in prima persona i conflitti armati tra Israele e Hamas succedutisi a partire dalla vittoria alle elezioni nel 2006 di Hamas e dal conseguente blocco terrestre, marittimo e aereo imposto da Israele alla Striscia di Gaza.

Raggiunta telefonicamente, pone immediatamente l’accento su ciò che distingue questo conflitto dai precedenti. «Di Gaza – afferma con amara ironia – si parla solo quando cadono le bombe e alle bombe ci siamo abituati. Il fatto nuovo di questo conflitto è che…

 

* L’autrice: Franca Marini è un’artista italiana. Dopo una lunga formazione internazionale in campo pittorico, dal 2005 realizza installazioni site-specific e opere video in cui sviluppa temi legati a contesti metropolitani e a problematiche sociali relative ai diritti umani. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in Italia, Costa Rica e Stati Uniti


L’articolo prosegue su Left del 21-27 maggio 2021

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