È il momento di tirare le somme sull’azione della politica nella lotta alla mafia e capire chi alle parole ha fatto seguire i fatti. Di questo sarebbe opportuno parlare. Indignarsi per Brusca e commemorare Falcone non basta. Serve fare politica, seriamente

Niente, continuano imperterriti. Salvini (che deve avere studiato la storia dell’antimafia fermandosi a qualche poster appeso in camera) ha continuato a tuonare contro Brusca che è inaccettabile che adesso possa «girare in strada e andare in palestra (giuro, ha proprio detto palestra)» dal momento che «il 90% degli italiani la pensa così». Tra l’altro tutto questo mentre presentava i referendum lanciati con i Radicali (i Radicali con Salvini sembra il titolo di un film dell’orrore rispetto all’ammirevole storia che si portano dietro) e quindi avrebbe dovuto fare il garantista. Poco male: in conferenza stampa ha anche promesso che non si fermeranno semplicemente alle 500mila firme che servono per i referendum ma, ha detto, «raggiungeremo il milione». Peccato che i quesiti referendari siano 6 e quindi di firme ne servano 3 milioni, qualcuno glielo bisbigli all’orecchio senza che se ne accorgano.

Comunque mentre si prosegue con questo indicibile reality show su Brusca (che intanto rilascia video messaggi in cui si dice pentito, poteva andarci peggio, avrebbe potuto aprirsi un account Instagram), Maria Falcone decide di parlare ancora e pone un punto che è invece tutto politico: «In questi giorni ho evitato sovraesposizioni mediatiche e dichiarazioni rabbiose rispettando una legge che è stata e continua a essere fondamentale nella guerra contro Cosa nostra, ma nessuno può essere più addolorato e indignato di noi davanti alla scarcerazione di uno degli individui peggiori che la storia del Paese abbia conosciuto. Ho ascoltato moltissime dichiarazioni di politici e assistito a un’ondata di indignazione dell’opinione pubblica che dimostra quanto la coscienza dei nostri concittadini sia mutata e maturata in questi 29 anni», dice la sorella del giudice Falcone. “«ggi – aggiunge – in un giorno tanto importante per la nostra Nazione in cui, come ha detto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, rinnoviamo la gratitudine a chi ha sacrificato la vita per l’Italia, voglio lanciare un appello alla politica affinché traduca lo sdegno espresso per la liberazione di Giovanni Brusca in un impegno reale per un’approvazione veloce della riforma della legge sull’ergastolo ostativo sollecitata dalla Corte costituzionale».

Eccoci al nocciolo della questione: alcune forze politiche in questi giorni stanno ovviamente cavalcando l’indignazione della vicenda Brusca per chiedere una revisione della legge sui pentiti (uno dei grandi sogni dei boss di Cosa Nostra) e ovviamente ridurre gli sconti di pena significherebbe diminuire l’incentivo a pentirsi. Sia chiaro: ognuno legittimamente porta avanti le proprie idee ma eliminare i benefici ai pentiti è esattamente il contrario di ciò che avevano in testa Falcone e Borsellino. Basta saperlo. Ma intanto sarebbe anche il caso di capire come intendano muoversi i partiti sul “fine pena mai” dichiarato incostituzionale per i reati di mafia e terrorismo.

Allo stesso modo sull’ergastolo ostativo ritenuto incostituzionale dalla Corte costituzionale bisognerebbe avere il coraggio di prendere una decisione chiara (finora solo il M5s ha avanzato una proposta). Come ha detto Maria Falcone: «Voglio dire a tutti i nostri parlamentari e a tutte le forze politiche, molte delle quali peraltro votarono la legge sui pentiti voluta da mio fratello, che oggi hanno l’occasione per dimostrare che la lotta alla mafia resta una priorità del Paese e che possono, al di là delle parole, attraverso una normativa giusta, evitare scarcerazioni e permessi a boss che mai hanno interrotto il loro perverso legame con l’associazione mafiosa. Concedere benefici a chi neppure ha dato un contributo alla giustizia sarebbe inammissibile e determinerebbe una reazione della società civile ancora più forte di quella causata dalla liberazione, purtroppo inevitabile, del ‘macellaio’ di Capaci». È il momento in cui tirare le somme sull’azione della politica nella lotta alla mafia e capire chi alle parole ha fatto seguire i fatti.

Di questo sarebbe opportuno parlare. Ognuno ci dica legittimamente qual è la propria posizione e le soluzioni che propone. È questo che sarebbe opportuno “esternare”. Indignarsi per Brusca e commemorare Falcone non basta, non serve, no. Fate politica.

Buon giovedì