Quando si dice che un certo nazismo (e fascismo) di ritorno è molto più di un'impressione forse si potrebbe guardare in Polonia

Se ne parla poco quasi niente ma in Polonia si avanza a grandi falcate verso una democrazia, una non degna di essere chiamata tale. E lo so che, dirà qualcuno, con tutti i problemi che abbiamo figurarsi se possiamo trovare anche le energie per occuparci della Polonia eppure i grandi mali del mondo, ce lo insegna la storia, accadono proprio mentre non ci si accorge (o non ci si vuole accorgere) degli scricchiolii tutti intorno.

Deve solo superare il passaggio in Senato la legge che permette al governo di avere il controllo assoluto sui media: sostanzialmente impedisce che i proprietari stranieri abbiano il controllo dei mezzi di informazione ma nella pratica la nuova legge serve per costringere il gruppo statunitense Discovery a cedere la sua quota di maggioranza del canale Tvn che attraverso Tvn24 è uno dei pochi rimasti a essere molto critico con il governo. Non è un caso che la legge sia soprannominata “lex anti Tvn” e che il governo saluti con molto favore l’eventuale attuazione: il potere quando ha bisogno di fare il prepotente perché non riesce a governare secondo le regole della democrazia ha bisogno di silenziare il dissenso. Che tutto ciò accada alla luce del sole e così vicino a noi è roba che dovrebbe interessarci.

Manca invece solo la firma del presidente nazionalista conservatore Andrzej Duda alla legge che fissa il tetto massimo di 30 anni per impugnare le decisioni in tribunale per quel che riguarda la restituzione ai superstiti dell’Olocausto delle proprietà sequestrate dalle autorità polacche durante l’era comunista. Inizialmente la legge era stata addirittura pensata con pene detentive per chi menzionava eventualità complicità polacche coi nazisti nell’Olocausto (poi questa parte era troppo grossa e hanno dovuto ritirarla). Decidere con una scure di silenziare i reclami e le decisioni pendenti nei tribunali amministrativi significa di fatto provare a cancellare un pezzo di storia, se non addirittura riscriverlo.

In Europa, a dire la verità, qualcuno ha deciso di farsi sentire. Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli ha scritto su Twitter: «Il voto di ieri sera sulla legge sui media #lexTVN in Polonia è molto preoccupante. Se la legge entrerà in vigore minaccerà seriamente la televisione indipendente nel Paese. Non ci può essere libertà senza media liberi» e la vicepresidente della Commissione europea responsabile per i Valori dell’Unione, Vera Jourova ha ha detto che la «legge polacca sulle trasmissioni invia un segnale negativo. Serve un’iniziativa per la libertà dei media in tutta la Ue per difenderne la libertà e sostenere lo stato di diritto».

Tutto questo tra l’altro avviene in un Parlamento praticamente esautorato dopo che il premier Mateusz Morawiecki (in foto, ndr) ha espulso il suo vice e ministro dello sviluppo Jaroslaw Gowin che a sua volta ha annunciato che il suo partito Alleanza sarebbe uscito dall’esecutivo. Ed è per questo che la maggioranza ha dovuto racimolare i voti fino all’ultradestra antisemita.

Quando si dice che un certo nazismo (e fascismo) di ritorno è molto più di un’impressione forse si potrebbe guardare in Polonia, dove scrive e vota le leggi. Ed è una questione politica di tutti.

Buon venerdì.