Quali conseguenze può avere sugli adolescenti navigare su un social che privilegia in maniera esasperata la circolazione di immagini legate alla bellezza fisica e all’apparire “perfetti”? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Francesca Fagioli e ad alcuni ragazzi

Come abbiamo letto nell’inchiesta di Leonardo Filippi su Left, dallo studio commissionato da Facebook è emerso che uno dei canali social appartenenti al gruppo di Mark Zuckerberg, Instagram, può nuocere alla salute psicofisica dei più giovani e degli adolescenti, perché, in estrema sintesi, gli algoritmi sono stati appositamente calibrati per privilegiare la circolazione di immagini tra i minori, legate alla bellezza fisica e all’apparire in un certo modo. Non vogliamo demonizzare i social ma indagarne il lato più problematico, legato al business a tutti i costi da parte di chi li gestisce. Per approfondire, ci siamo rivolti alla psichiatra e psicoterapeuta Francesca Fagioli, docente della scuola di psicoterapia Bios Psychè e componente del comitato editoriale della rivista scientifica Il Sogno della Farfalla. Ne è nata, come vedrete, un’intervista nell’intervista.

Fagioli, lei da anni lavora nel servizio pubblico e si occupa in particolare dello sviluppo psicologico in adolescenza delle patologie che possono insorgere in questa fase delicata della vita, cosa si può dire su quest’uso razionale di ragazzi da parte di chi gestisce e lucra sui social, come fossero merce?
È uno degli aspetti più inquietanti dei social, ovvero il fatto che possono arrivare senza nessun filtro ai minori che invece dovrebbero essere tutelati. La legge infatti prevede oggi tutta una serie di attenzioni nei confronti dei minori.
Che tipo di idea hanno certi adulti riguardo la realtà umana dei minori?
Per millenni, e da alcuni ancora oggi, i bambini sono stati considerati esseri umani incompleti perché poco razionali. Al contrario i bambini hanno possibilità molto maggiori di quelle degli adulti ma questo significa anche che i traumi in fase di sviluppo provocano danni enormi. Sappiamo inoltre che la fase dell’adolescenza è molto delicata. Con la pubertà il corpo diventa atto alla sessualità ma questo non significa essere pronti ad un rapporto sessuale o anche a rendere visibile il proprio corpo ad altri anche virtualmente. La biologia del corpo è indissolubilmente legata alla nostra mente e di conseguenza non può essere toccata.
Come vanno considerati i ragazzi in questa particolare fase della loro crescita?
È una fase della vita particolare dove la ricerca di una propria identità nel processo di individuazione separazione va di pari passo con una fragilità e talvolta con una non valutazione del rischio. Ogni ragazzo necessita di un “tempo” che è personale e diverso per ciascuno.
In questi quasi due anni di pandemia, per forza di cose, i rapporti interpersonali “in presenza” si sono rarefatti, fino quasi a scomparire in certi periodi di lockdown. Ora, grazie soprattutto al vaccino, seppur lentamente e con tutte le cautele necessarie stiamo tornando a una “normale” vita di relazione. Secondo la sua esperienza, qual è lo stato d’animo tra i bambini e gli adolescenti?
Dopo questo periodo durissimo, forse anche inaspettatamente i ragazzi si sono ritrovati una vitalità, la forza di ricominciare, di uscire allo scoperto, di rimettersi in gioco. Sempre privilegiando il rapporto interpersonale, il rapporto umano in presenza, quasi tutti sanno benissimo discernere l’uso dei social positivo per loro (seguire un cantante, cercare la data di un evento, comunicare con gli amici etc) da quello che può diventare qualcosa che fa male. Chiaramente in tutto questo vanno distinti gli adolescenti dai…


L’intervista prosegue su Left del 22-28 ottobre 2021

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