Il modo in cui è affrontata la questione ambientale è la conseguenza di una concezione dell’economia all’insegna dello sfruttamento di ogni risorsa naturale e umana

Nel 1991, su una delle principali riviste di economia (The economic journal, “To slow or not to slow. The economics of greenhouse effect”) William D. Nordhaus calcolava in che misura fosse conveniente contenere le emissioni dei gas serra, confrontando i costi e i benefici monetari delle alterazioni climatiche del pianeta con i costi di abbattimento delle emissioni stesse. Tra gli scenari di questo folle esercizio, si considerava anche che istituzioni, popolazioni e mercati potessero adattarsi in modo automatico al disastro che si andava prefigurando: «Se determinate aree diventano improduttive, lavoro e capitale migrerebbero in regioni più produttive. Se il livello del mare aumenta, gli insediamenti si ritirerebbero gradualmente verso l’alto» ecc. Nordhaus affermava inoltre che, per gli Stati Uniti e gli altri Paesi avanzati, «il cambiamento climatico verosimilmente produrrà una combinazione di guadagni e perdite senza sostanziali danni economici netti». Insomma, al crescere delle preoccupazioni sul riscaldamento globale – ricordiamo che si era alla vigilia del primo summit mondiale sull’ambiente – Nordhaus si affrettava a dire che non c’era da allarmarsi poi troppo. L’anno successivo l’Economist (15 febbraio 1992) riportava un memorandum in cui il capo economista della World Bank, L. Summers, affermava: «I costi dei danni alla salute dipendono dai mancati guadagni per morbilità e mortalità. Dunque…la logica economica dietro lo scarico dei rifiuti tossici nei Paesi con salari più bassi è impeccabile… Ho sempre pensato che i Paesi sotto-popolati in Africa siano enormemente sotto-inquinati». Nordhaus ha seguitato ad occuparsi del problema ricevendo, nel 2018, piuttosto che una denuncia per crimini contro l’umanità, quel premio istituito dalla banca di Svezia impropriamente detto “Nobel per l’economia”. Nelle motivazioni si legge: «Per aver integrato il cambiamento climatico nell’analisi macroeconomica di lungo periodo». Summers divenne segretario al Tesoro con Clinton, poi consigliere di Obama, ed oggi è uno dei più influenti economisti statunitensi. Le nuove generazioni, che rischiano di veder compromesso il loro futuro, sapranno chi ringraziare.

Il modo in cui è affrontata la questione ambientale, di cui questi sono solo due esempi, è la conseguenza di…


L’articolo prosegue su Left del 29 ottobre 2021

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