Un tempo il muro di Berlino e quello di Nicosia a Cipro erano eccezioni in Europa.
Oggi lungo i 9mila km di confine terrestre dell’area Schengen ci sono 12 recinzioni
per circa 1500 km. Al resto ci pensano Erdogan, i lager libici e le milizie di Tripoli

Da una parte muri reali di cemento, filo spinato, reti, check point, cani da guardia e nuove tecnologie da intercettazione. Dall’altra più subdoli, addirittura ammantati di “rispetto dei diritti umani”, muri in senso figurato realizzati con tonnellate di banconote, sotto forma di cooperazione allo sviluppo, addestramento militare, “modernizzazione”. Questa sembra essere una delle chiavi con cui interpretare l’Europa (forse) post pandemica che prevede da una parte aumenti della spesa pubblica e degli investimenti, dall’altra la riduzione ulteriore della libertà di circolazione delle persone. La crisi di confine fra Polonia e Bielorussia è solo l’apice – col suo carico di vittime innocenti – di un conflitto politico e non solo personale fra Consiglio e Commissione europea che evidenzia tale progettualità. Di fronte alla proposta avanzata il mese scorso da 12 Stati membri Ue, di realizzare nuovi muri per fermare migranti e rifugiati, le reazioni sono state diverse.

La risposta della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è stata immediata: «Comprendiamo le esigenze dei proponenti ma le spese vanno sostenute dai singoli Stati, non con fondi Ue». Più tardive e possibiliste le affermazioni di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, organismo di cui fanno parte tutti i 27 primi ministri o capi di Stato dei Paesi menbri. Il Consiglio risente più direttamente della pressione dei governi e ha creato costernazione il fatto che, alla celebrazione della caduta del Muro di Berlino, il suo presidente abbia evocato la necessità che l’Europa impieghi risorse per limitare la circolazione.

Non una gaffe ma la riproposizione della “Fortezza Europa” come base fondante di un’idea dell’Ue. Per alzare questi muri servono fondi comuni, invoca Michel. Il quale intende così stemperare le divergenze con il governo di Varsavia (che mentre andiamo in stampa annuncia la volontà di innalzare una barriera di cemento al confine con la Bielorussia) e con le altre esperienze sovraniste dell’Est e al tempo stesso ottenere un intervento Ue per fronteggiare un pericolo inesistente: donne, bambini e anziani ammassati al confine polacco.

Un tempo il muro di Berlino, come quello di Nicosia a Cipro, erano…


L’articolo prosegue su Left del 19-25 novembre 2021

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