Centrodestra e Italia viva bocciano l'emendamento che avrebbe permesso di effettuare molecolari e antigenici nelle parafarmacie, aumentando la capacità diagnostica del 20%. Una scelta che tutela gli interessi di pochi

Breve messaggio per voi che siete in coda alla ricerca di un tampone, voi che non riuscite a mettervi in contatto con l’azienda sanitaria e che faticate a reperire il vostro medico ingolfato dalle segnalazioni, voi che state chiamando tutte le farmacie della vostra zone (che hanno il telefono occupato per ore) per trovare un buco qualsiasi e guadagnarsi un tampone per rientrare al lavoro, per potersi muovere, per fare tutto ciò che c’è da fare: il governo era favorevole all’allargamento alle parafarmacie per fare test molecolari e antigenici rapidi per diagnosticare l’infezione da Sars-Cov-2 ma in commissione Affari costituzionali l’emendamento non è passato per 13 voti contrari a fronte di 11 favorevoli.

A votare contro è stata Forza Italia (che tra le sue fila ha il vice presidente della Camera Andrea Mandelli, presidente dal 2009 della Federazione Ordine farmacisti italiani), la Lega, Fratelli d’Italia e Italia viva. In pratica il nuovo centrodestra che, se possibile, è persino peggiore di quello vecchio.

La possibilità di effettuare tamponi nelle parafarmacie avrebbe aumentato la capacità diagnostica del 20%, avrebbe snellito le procedure di tutti quelli che sono in coda per il tampone. Ma c’è un altro aspetto essenziale da sottolineare: il centrodestra in Italia (sarebbe ora che non si debba specificare che lì dentro c’è naturalmente anche Italia viva) è la parte che si lamenta per le troppe chiusure e le troppe restrizioni che frenano l’economia. Sono gli stessi che hanno esultato per la disarticolazione delle quarantene (con la magnifica auto-sorveglianza) e che sognano un Paese in cui chi non è semimorto non possa permettersi di non andare a lavorare.

Eppure nonostante si fingano liberali (o liberisti, visto che in Italia non c’è differenza) sono talmente schiavi delle lobby che riescono a contraddire i propri intendimenti pur di non spegnere il sorriso a qualche loro amichetto che non si possono permettere di scontentare. Ha ragione Pierluigi Bersani quando senza troppi giri di parole parla di «un lobbismo senza vergogna. Farmacisti che hanno una laurea come gli altri non possono fare i tamponi mentre la gente è in coda. E poi parlano di liberalizzazioni». Del resto nel periodo natalizio, secondo un’indagine svolta dal centro studi di Conflavoro Pmi, sono stati oltre 8,5 milioni i tamponi effettuati, per un margine registrato nei 14 giorni di festività di 9 milioni di euro per gli importatori e di 102 milioni di euro per le farmacie.

Sandro Ruotolo e Loredana De Petris hanno scritto: «I cittadini devono sapere che quando stanno in fila per ore davanti alle farmacie, Italia viva e centrodestra, per tutelare interessi di pochi, hanno bocciato l’emendamento che consentiva alle parafarmacie di effettuare i tamponi antigenici rapidi».

Secondo la senatrice di Italia viva Annamaria Parente «qualcuno ha citato il problema delle file davanti alle farmacie per fare i tamponi, che aprendo alle parafarmacie si potrebbe risolvere, ma in realtà l’intoppo vero non è lì bensì sulla fase del tracciamento e della gestione delle certificazioni»

Quindi sappiate voi che siete in coda per un tampone che vi state lamentando di un problema che non esiste. Se invece esiste ancora una volta il merito è di Italia viva e dei loro compagnucci Lega, Fi e FdI.

Buon venerdì.