Per il Giorno del ricordo una circolare del ministero dell’Istruzione, firmata dal braccio destro del ministro Bianchi, ha paragonato gli italiani agli ebrei. L’Anpi l’ha definita «aberrante» e gli storici sono insorti

Come accade ogni anno l’enorme tragedia delle foibe viene masticata sull’altare della propaganda. Evidentemente a qualche personaggetto di matrice fascista (anche piuttosto ignorante) torna utile credere di avere a disposizione un eccidio provocato dal “comunista Tito” (di solito scrivono sempre così) per provare a mondare le lordure del fascismo e la corresponsabilità nella Shoah.

Quest’anno avremmo potuto già scrivere questo editoriale una settimana fa, senza nemmeno aspettare gli eventi, ma il colpo da fuoriclasse arriva direttamente dal capo del dipartimento per il sistema educativo Stefano Versari, braccio destro del ministro Bianchi, che ha inviato una circolare dal titolo “10 febbraio 2022 Giorno del ricordo – opportunità d’apprendimento” in cui ci dice della «conoscenza di quanto accaduto possono aiutare a comprendere che, in quel caso, la “categoria” umana che si voleva piegare e culturalmente nullificare era quella italiana. Poco tempo prima era accaduto, su scala europea, alla “categoria” degli ebrei».

Paragonare 6 milioni di ebrei indifesi alla vicenda minore e complessa delle Foibe significa non saper distinguere uno sterminio pianificato per motivi razziali e parificare senza nessuna contestualizzazione storica eventi molto diversi. L’uomo del ministro Bianchi nella missiva, dopo aver citato gli ebrei e gli italiani scrive: «Pochi decenni prima ancora era toccato alla “categoria” degli armeni. Eppoi? Sempre vicino a noi, negli anni novanta, vittima è stata la “categoria” dei mussulmani di Srebrenica… non serve proseguire».

Insieme all’Anpi (che ha giustamente definito «aberrante» la lettera) sono insorti anche tutti quelli che la storia preferiscono studiarla piuttosto che usarla per fini politici. E come accade ogni anno la battaglia è diventata tutta politica e pecoreccia.

Ma l’uscita di Versari è talmente infelice e grave che perfino il silenzioso ministro Bianchi è stato costretto a intervenire: «Ogni dramma ha la sua unicità – ha scritto in una nota stampa – va ricordato nella sua specificità e non va confrontato con altri, con il rischio di generare altro dolore». Peccato che avrebbe dovuto dirlo al suo fedele consigliere.

In compenso quest’anno, con il governo dei migliori, abbiamo potuto leggere su carta bollata un bisbiglio destrorso che fino ad ora solo qualche sventurato politico dalla chiara matrice aveva il coraggio al massimo di twittare. C’è un problema di fondo: per rendersi conto della gravità della questione bisognerebbe avere studiato la Storia.

Buon venerdì.

Autore, attore, scrittore, politicamente attivo. Racconto storie, sul palcoscenico, su carte e su schermo e cerco di tenere allenato il muscolo della curiosità. Quando alcuni mafiosi mi hanno dato dello “scassaminchia” ho deciso di aggiungerlo alle referenze.