Ciò che sta accadendo sulle concessioni balneari è una fotografia interessante dello stato del Paese. Su twitter l’utente @portakittepare la spiega semplice semplice: «Cos’è una concessione amministrativa di beni pubblici? La premessa di fondo è che le spiagge sono beni che appartengono al demanio necessario. Cioè sono PER FORZA DELLO STATO, cioè sono PER FORZA […]

Ciò che sta accadendo sulle concessioni balneari è una fotografia interessante dello stato del Paese. Su twitter l’utente @portakittepare la spiega semplice semplice: «Cos’è una concessione amministrativa di beni pubblici? La premessa di fondo è che le spiagge sono beni che appartengono al demanio necessario. Cioè sono PER FORZA DELLO STATO, cioè sono PER FORZA DI TUTTI. Come si spiega che ci si fa soldi sopra? E n’attimo, mo vi dico. Essendo le spiagge roba di tutti, il loro sfruttamento economico è subordinato ad una condizione fondamentale: deve soddisfare l’interesse pubblico (in questo caso) ad una migliore fruizione della spiaggia. Badate: sta cosa vale per TUTTE LE CONCESSIONI. Prendete ad esempio, cazzo ne so, le concessioni per la telefonia: l’etere è di tutti, ma per sfruttarlo per telefonare e per internet servono competenze specifiche e infrastrutture costose, e si ricorre al mercato. Si ricorre alla CONCESSIONE, in generale, se la risorsa pubblica sia limitata.

2. La direttiva Bolkestein. Si tratta di una normativa europea, recepita in Italia, che vincola gli stati membri a garantire che, laddove le risorse da attribuire in sfruttamento ai privati siano per loro natura limitate, deve essere garantita la concorrenza. Come si garantisce la concorrenza? Attraverso il rispetto di alcuni principi, fra i quali la TEMPORANEITÀ della concessione; la PARITÀ DI ACCESSO, tipicamente attraverso lo svolgimento di una gara. In sostanza, si vuole evitare il consolidamento di posizioni dominanti nel mercato. In altre parole, è VIETATO costituire concessioni perpetue o irragionevolmente lunghe.

3. Il simpatico Stato italiano. Il punto è che in Italia, apparentemente, amiamo fare promesse agli imprenditori che poi ci regalano cose. Le nostre concessioni sono state storicamente lunghissime, poco costose e la gente ci ha mangiato assai. Solo che poi è arrivata Bolkestein. Il diritto europeo funziona così: se una norma nazionale contrasta con una norma europea, la norma nazionale è un uomo morto. Cioè si disapplica. Cioè il giudice la prende e dice: “Oh tu non esisti più” e quella muore, come GM Volonté contro C Eastwood in un film di S. Leone. Il tenacissimo legislatore se ne è storicamente catafottuto e ha disposto proroghe su proroghe. Il Consiglio di Stato è intervenuto, da ultimo, con una pronuncia della Adunanza Plenaria. La Plenaria è importante perché vincola il giudice amministrativo quasi come il Common Law.

4. Il Consiglio di Stato. Le pronunce della Plenaria sono in effetti due, la 17 e la 18 del 2021, e le trovate qui. La Plenaria dice una cosa pazzesca: non solo la proroga è illegittima, ma QUALSIASI PROROGA, anche futura, è illegittima e va disapplicata NON SOLO DAL GIUDICE, MA ANCHE DAI FUNZIONARI AMMINISTRATIVI. La Plenaria dice “Legislato’, hai voglia a fare, sto giro non passi. Se pure la legge dicesse “proroga”, la pubblica amministrazione stessa sarebbe comunque TENUTA a ignorare l’esistenza della proroga e dovrebbe fare i bandi nuovi e le gare”. Gli indennizzi. Permettetemi una premessa: che significa indennizzo? L’indennizzo, diciamo in questo caso, va pensato come una contropartita rispetto a qualcosa di spiacevole ma tutto sommato lecito. Più in generale “indennizzo” si differenzia dal “risarcimento” per questa ragione: il risarcimento presuppone un illecito (un danno ingiusto, un inadempimento contrattuale). Un indennizzo è un aglietto, diciamo. Nel caso delle concessioni, si legge che l’indennizzo dovrebbe mitigare il pregiudizio subito da chi ha investito, presupponendo di ammortizzate i costi per tempi lunghissimo, e poi si è ritrovato all’improvviso con uno Stato che decide che guarda un po’? La concorrenza. Il problema, di natura politica, è quindi: 1) se accordare un indennizzo a chi esce e non riesce ad aggiudicarsi una gara nuova; 2) quanti soldi dargli. La regola (ve la semplifico ma il concetto è questo) è che la PA non può pagare soldi a chi non è in regola col pagamento di tasse e contributi, per valori superiori a 5000 euro. Cioè se hai buffi con fisco, INAIL, INPS ecc. per oltre 5000 euro non puoi essere pagato. Sembra una regola di buon senso, vero? È una cazzata, in realtà, almeno in generale: pensate che la PA è spesso in ritardo coi pagamenti. L’appaltatore che non viene pagato ritarda a pagare tasse o contributi e quindi non può essere pagato. Al posto del pagamento si attiva un bizantino procedimento di pignoramento dei debiti fiscali e nel frattempo si va incontro a tutta una serie di altri cazzi potenziali, che vi risparmio. Si risolverebbe facile con un sistema di compensazione automatica dei debiti e dei crediti, tanto va tutto sulla stessa piattaforma elettonica del MEF, ma le cose facili non ci piacciono, preferiamo avere evasori che falliscono, that’s how we do it, deal with it. Insomma, lo scherzo: alcuni imprenditori della balneazione, diciamo, si troveranno a chiedere l’indennizzo e a sentirsi rispondere: “Eh no, tu hai i buffi”. La quantificazione dell’indennizzo poi andrebbe commisurata al tempo (magari indefinito) della concessione interrotta oppure al valore effettivo degli investimenti effettuati? Dovrebbe tenersi conto dell’eventuale valore irrisorio, rispetto a quello di mercato, del canone concessorio che si pagava prima? Si tratta di una questione “politica”, rispetto alla quale contano i voti che le forze politiche vanno cercando. Non andrebbe trascurato un elemento, che ora vi dico. Alcune vecchie concessioni, rinnovate in automatico, furono rilasciate da amministrazioni di cui non si può dire che fossero infiltrate dalla mafia, ma erano infiltrate dalla mafia. Oppure se ne è fatto merce di voto di scambio, molto semplicemente, facendo regali ad amici e ad amici di amici. Sono storture aberranti su cui è impossibile indagare con qualche obiettivo concreto, a distanza di anni. Il sistema delle gare dovrebbe in teoria limitare, se non eliminare, proprio questo tipo di cose. La temporaneità della concessione dovrebbe poi consentire un ricambio. Qual è il problema allora? Ce n’è uno semplice. Il contesto di mercato. Il mercato dei servizi balneari a me pare piuttosto chiuso. Cioè uno che ne esce avrà difficoltà a rientrarvi a distanza di anni. Questo porterà ad un fenomeno simile a quello che sta succedendo, per ragioni diverse, in un altro mercato pure contingentato, che è quello delle farmacie. Il mercato, cioè, sarà via via occupato da operatori molto grossi che potranno fare investimenti maggiori, su zone diverse d’Italia, correre il rischio di perdere alcuni lotti compensando con altri, ed espellere dal mercato le imprese più piccole. Per le farmacie è stato lo stesso: oggi molte piccole farmacie di paese sono entrate in crisi (anche a causa, guarda un po’, della lentezza dei pagamenti delle ASL) e sono state fagocitate da grosse società con grossi capitali, che se le comprano a pacchi. In questo modo, la “liberalizzazione” ammazza la concorrenza in un modo diverso, tendendo all’oligopolio e all’accentramento dei capitali. Senza che questo offra alcuna garanzia di rispetto delle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, va aggiunto».

Come osserva giustamente Mario Tozzi la media dichiarata su 12mila balneari è di 20mila euro/anno (Il Sole 24 ore). Mettiamo 5-6 mesi/anno, lettini+ombrellone, fate voi quanti clienti e quanti mq. Sembra, ma dico sembra, ci sia qualcosa che non torni. Dice che chiudono: sempre troppo tardi. Allora perché si lamentano? Dovrebbero essere ben felici di liberarsi di un business così poco vantaggioso. Pagheranno di più? Ognuno valuterà poi cosa fare. I balneari se adeguare i prezzi e perdere parte della clientela oppure rinunciare a parte del profitto e mantenere stessi prezzi. Dall’altra parte la clientela sceglierà se farsi salassare, premiare chi non ha aumentato i prezzi o spiaggia libera. È il mercato, bellezza. Quello che idolatrano i liberisti che ora si lamentano.

Buon lunedì.